Le donne della Mazzantini

Ho appena terminato di leggere Il catino di zinco di Margaret Mazzantini. Questa volta, al posto della solita recensione, mi avventuro nell’analisi della donna descritta dalla Mazzantini. Prima ancora ho letto, della stessa autrice, Manola, un altro romanzo in cui si parla di donne. Ma andiamo per gradi.

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Manola, pubblicato da Mondadori nel 1998, descrive la vicenda di due sorelle gemelle Ortensia e Anemone. Quando pensiamo ai gemelli è possibile cadere nell’errore di considerarli uguali anche nel carattere e non solo nell’aspetto fisico. In realtà si tratta di persone completamente diverse, con la propria esclusiva ed irripetibile personalità. Infatti le due protagoniste si presentano nella loro unicità, descrivendosi e parlando dell’altra in maniera analitica. Quello che emerge, nel continuo passaggio da Anemone a Ortensia e viceversa, è la loco spiccata capacità introspettiva. Esse riescono ad essere coerenti con la vita che conducono in quel momento. Ansie, spensieratezze, aspirazioni, errori vengono buttati fuori in un fiume di parole, permettendo ad ognuna di riflettere e analizzare se stesse e l’altra.

Dice Anemone di Ortensia:

Orty su questa terra non sa fare niente, nemmeno vivere.

Mentre Ortensia di Anemone:

Tu, figlia mia, sei un’alivola,voli con le tue ali. Non hai bisogno di nessuno,farai grandi cose!

Anemone:

Il fatto è che la Zerbinaccia vive internata dentro se stessa, sta sempre lì a scavare, pare una talpa.

E Anemone di se stessa:

In compenso possiedo molta autostima, un bene prezioso, perché il mondo intorno tenta continuamente d’abbacchiarti.

Anemone è bella, solare, intraprendente, mentre Ortensia è cupa, spigolosa e nemmeno il suo aspetto fisico è migliore. Due personalità opposte che nonostante la diversità e le apparenti differenze non posso prescindere l’una dall’altra. Esse subiranno un capovolgimento di ruoli, secondo cui l’una si troverà a vivere la vita dell’altra con i difetti e i pregi.

Poi c’è un terzo personaggio femminile che è Manola, che da il titolo al romanzo. Manola non parla mai, ascolta solo le due sorelle. È come una sorta di santona o di psicologa su cui si riversano i pensieri delle due. Non prende mai posizione, si confonde con il lettore che può solo ascoltare.

Con Il Catino di zinco, suo primo romanzo edito nel 1994 sempre da Mondadori, la Mazzantini invece ci parla della storia di una famiglia, di una donna, Antenora, e della sua vicenda umana. Vissuta in un periodo storico che sembra lontano dai tempi odierni, ma che in realtà si sviluppa fino all’Italia fascista, Antenora è una donna reale perché è ispirata alla nonna dell’autrice.

La sua esistenza si caratterizza per le difficoltà, per una sorta di dicotomia tra l’agire di una donna moderna e la realtà intransigente, ma soprattutto per la forza che la contraddistingue e che le garantirà sempre l’integrità della persona. È una donna coraggiosa che non perde tempo e non si arrende facilmente. A testimoniare tutto questo è il catino di zinco che è testimone di quanto le vicende narrate abbiano segnato l’esistenza della protagonista che non retrocede mai di un passo, che non rinuncia mai ai propri valori identitari.

Margaret Mazzantini parla della donna in maniera consapevole, costruisce personaggi concreti e coerenti. Ognuno di essi ha una spiccata e ben definita personalità. Non cadono mai nella banalità e non rimandano ad altri personaggi incontrati in altri romanzi. Sono autentici. È brava la Mazzantini in questo perché chi legge percepisce una sorta di determinatezza nella scrittura che in pochi scrittori contemporanei è riscontrabile.

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