Libri

Tre giorni a Parigi

Elegante e discreto sono gli aggettivi che di getto ho attribuito a Tre giorni a Parigi di Mario Fortunato, edito da Bompiani.

cover

Un romanzo breve, ma coinvolgente, in cui si parla di argomenti importanti con una signorilità che non sempre si incontra nella narrativa contemporanea. Una relazione tra due uomini di età diverse, la prostituzione per necessità, una storia di abusi appena accennata ed esistenze tormentate sono gli elementi che segnano la vita dei protagonisti. Davide e Mario, un giovane e un cinquantenne, dopo un incontro che doveva essere solo di una sera, si innamorano e tra i due nasce una intensa storia d’amore. Davide è un ragazzo introverso, misurato e schivo; man mano che si prosegue nella lettura e nella conoscenza del personaggio si intuisce quanto egli sia schiavo del passato e come si senta privo della libertà interiore.

Ad un certo punto i due si separano, Mario torna in Inghilterra, mentre a Davide sembra non importare. Invece, con il passare del tempo i due capiranno quanto sono stati importanti l’uno per l’altro, tant’è che David quando incontrerà Lara, donna che poi diventerà sua moglie, deciderà di rivivere esattamente quanto, anni prima, aveva vissuto con Mario a Parigi. Un amore che sembrava passato come il tempo, riemerge improvviso, creando in Davide una inquietudine che lo costringe a ritornare in quei luoghi per risentirne le atmosfere, e una sorta di rammarico in Mario il quale si rende conto di essere stato lui la causa della separazione. Il passato, il ricordo e l’amore come sentimento universale, sono i veri protagonisti di questo romanzo, i quali coinvolgono e travolgono la vita di uomini e donne lasciando in essi un segno ben chiaro che non potrà mai essere cancellato, ma con il quale bisogna imparare a convivere perché diviene parte stessa di ogni individuo: il passato non è mai passato, ma è un tassello fondamentale dell’oggi.

Tre giorni a Parigi è un bel romanzo, che si legge in poco tempo e non per la brevità del testo, ma per la scelta stilistica dell’autore. Essa risulta lineare, ricercata, ma non leziosa, pulita e come Matteo Giancotti scrive nella sua recensione su La Lettura del 14 febbraio

Mario Fortunato è un autore novecentesco, non tanto per l’anagrafe ma per le scelte che caratterizzano la sua scrittura, modulata sempre su un registro alto, che privilegia la compostezza formale; Novecento «classico» insomma, non certo sperimentale.

Mario Fortunato può essere, dunque, considerato un autore classico del Novecento italiano.

2 pensieri riguardo “Tre giorni a Parigi”

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