Racconti brevi

Non amo andare al mare

Non amo andare al mare, non mi piace la sabbia, mi innervosiscono i vicini di ombrellone che invadono il tuo spazio o i bambini che vanno avanti e indietro con il secchiello pieno di acqua per costruire un’intera città medievale, utilizzando tutta la sabbia dell’intera costa mediterranea. Per non parlare delle varie persone, più o meno fastidiose, che si incontrano: la signora che non smette mai di parlare, passando da un argomento all’altro attraverso collegamenti che nemmeno il più esperto filologo riuscirebbe a spiegare; il gruppo di amici che, avendo l’ombrellone in ultima fila, per raggiungere il mare attraversa di corsa tutta la spiaggia sommergendo chiunque di sabbia; i venditori ambulanti che si siedono vicino al tuo lettino e iniziano a cacciare tutta la loro merce nella speranza che tu possa comprare qualcosa e lo compri poi per sfinimento…

FRANCE-LEISURE

 

La prima tipologia era il lettore dei quotidiani. Solitamente un uomo adulto, tra i cinquanta e i sessant’anni che ogni giorno leggeva il solito quotidiano dalla prima all’ultima pagina da almeno vent’anni, interrompendo la lettura solo per fare qualche sbuffo di dissenso o per commentare qualche notizia di politica o di cronaca ad una moglie completamente disinteressata all’argomento. Questo lettore si incrociava con un altro appassionato lettore di quotidiani ma di un settore specifico, che variava dallo sport all’economia. Se i tre ambiti si incontravano producevano discorsi che duravano anche diverse ore e rischiavano di sfociare in liti verbali, ma che si smorzavano all’arrivo di un signore che allegramente vendeva delle straordinarie ciambelle fritte. Immancabile la signora, un po’ appesantita dall’età, con un costume a fiori immersa nella lettura dei romanzi rosa. I suoi sospiri, il modo di mordersi il labbro e trattenere a volte il respiro mi facevano immaginare come potesse essere la sua casa, magari piena di centrini, fiori, fotografie di nipoti e parenti lontani, con un costante profumo di dolce alla cannella appena sfornato. A farle concorrenza c’era la signora anziana e stravagante, quasi mummificata, colei che in spiaggia indossava occhialoni scuri, un leggero copricostume – simile ad una camicia da notte – che non toglieva mai, collane formate da gradi palle dello stesso colore e che divorava i libri gialli di Agatha Christie, anche se ormai li conosceva tutti a memoria. Se eri fortunato in spiaggia c’era l’artista o il poeta. Quest’ultima tipologia la trovavo straordinaria. Il poeta lo riconoscevi perché rimaneva per molto tempo impalato in mezzo alla spiaggia ad osservare, immobile, un orizzonte disturbato dai tuffi dei ragazzi in acqua. A volte lo vedevi con un libro – Dio solo sa di cosa trattasse – chiuso in una mano adagiata su un fianco. Mi chiedevo come non si prendesse un’insolazione… poeta fortunato!

Poi c’erano quelli che definirei normali, persone che leggono il romanzo che ha venduto un miliardo di copie, l’intellettuale che ha portato un macigno da duemila pagine, la mamma di famiglia che vuole solo rilassarsi un pochino.

Avevo sette anni circa e quell’anno come vicino di ombrellone capitò un uomo dalle guance paffute e dai baffoni bianchi. Mi convinsi che fosse Babbo Natale in incognito, il quale – per non farsi riconoscere – aveva tagliato la barba. Anche lui aveva diritto ad un po’ di mare dopo un anno intero al freddo a preparare regali!

Quel giorno avevo con me un libro, Il libro della Giungla di Kipling, che mi era stato regalato qualche giorno prima per il mio compleanno. Quando lo chiusi, quell’uomo mi chiese se conoscevo la storia di un re che era stato costretto a stare lontano dalla patria per molti anni e a viaggiare per mare tra mille difficoltà e avventure. Feci spallucce, un po’ intimorita dalla sua richiesta. Allora iniziò a raccontarmi la storia di Ulisse, a parlarmi di Itaca e delle divinità che dominavano il mondo antico. Fu un racconto appassionante, il primo che mi portò lontano dal mondo della fiaba e mi fece entrare in quello del sogno.

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