Un istante inatteso

Sogni premonitori

Le giornate trascorrevano sempre uguali per Emma. Corsa mattutina, lavoro, casa, qualche buona lettura e di tanto in tanto una birra con gli amici. Quel giorno invece fu diverso, arrivò qualcosa che turbò il suo animo. Tornando da lavoro, vide che la cassetta della posta era stracolma. “Sarà la solita pubblicità e le bollette da pagare!”, disse tra sè. Prese tutta la posta, controllò che non fosse rimasto niente nella cassetta e entrò in casa. Poggiò tutto sul mobiletto all’ingresso e si diresse in cucina per preparare la cena. Dopo cena ammucchiò i pochi piatti nel lavandino, li avrebbe lavati più tardi, magari l’indomani. Accese la tv, ma non c’era niente che le piacesse, allora decise di andare a letto e terminare, prima di addormentarsi, quel romanzo che da tanto aveva sul comodino e che ormai era stanca di vedere. Chiuse a chiave la porta di casa e lo sguardo le cadde sulla posta del giorno. La prese per vedere se ci fossero delle bollette da pagare, ma solo quando la sfogliò si accorse di una busta gialla, molto leggera. Non c’era mittente, ma riconobbe la calligrafia con cui era stato scritto il suo indirizzo. Un misto di emozioni, curiosità, ansia, felicità e paura si mischiarono insieme mentre apriva quella busta, stando attenta a non rovinarla. Dentro c’era solo una fotografia, nessuna lettera, solo una parole scritta sul retro della fotografia: abbandònati.

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Foto di Paolo Bolzan (proprietà riservata)

Emma, in preda a mille sentimenti, era rimasta a guardare quella fotografia per parecchio tempo. Poi si diresse alla scrivania e prese a scrivere tutto quello che le immagini le dicevano, come era solita fare ogni volta che Davide le mostrava i suoi lavori.

È come una droga più mi fa male e più ritorno a guardarla quella immagine…
È stato un istante inatteso, improvviso e mi ha colpito allo stomaco senza preavviso; non avevo alcuna difesa. Sei stato sleale. Lo sai che nei miei occhi c’è la malinconia. Perché hai scelto quell’angolo deserto? Che cosa ti ha voluto dire? Cosa volevi dire? Quel luogo è come me, una porta chiusa, trascurata, inaccessibile, che tuttavia continua a stare lì, in piedi, con la sua dignità, con la consapevolezza che è solo il tempo a dover passare. Mi sento disarmata di fronte a quella immagine, mi sento dinanzi alla mia stessa esistenza. Se tu fossi qui, ora, piangerei in silenzio tra le tue braccia. Mi farei abbracciare, mi abbandonerei alla tua stretta. Ho bisogno di un tuo abbraccio, di sentire il battito del tuo cuore, l’odore della tua pelle, il calore del tuo respiro.
Solo così quella immagine di abbandono si trasforma in quella invocazione: abbandònati!
Sì, mi perderei in te se solo tu lo volessi.

Non rilesse ciò che aveva scritto e lasciò che la scrittura incerta tradisse la sua emozione. Piegò il foglio, lo chiuse in una busta e scrisse l’indirizzo. Il mattino seguente Emma spedì la busta e rimase in attesa di una risposta per giorni, ma se conosceva bene Davide, quella risposta non sarebbe mai arrivata. Era trascorso un mese circa, quando Emma aprì la porta di casa pensando che fosse il fattorino delle pizze.
Alla porta c’era Davide con in mano la lettera di Emma e una valigia.
– Quanto tempo posso stare da te?
– Anche tutta la vita, se vuoi.

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