Libri

La libertà del pettirosso, il romanzo storico di Francesco Di Giulio

Quando si parla di autori emergenti che non pubblicano con grandi case editrici in molti sono scettici e ritengono sia tempo perso stare dietro a chi pubblica con piccoli editori. Invece a me piace molto scovare autori e piccole case editrici, che spesso custodiscono storie e autori che sono altrettanto bravi e appassionanti. Il problema delle piccole case editrici è, probabilmente, la mancanza di risorse e spesso di capacità distributiva e pubblicitaria, che invece posseggono i grandi marchi editoriali. Capita che, in questi contesti, molti autori non riescano ad uscire dalla loro sfera geografica e non riescano nemmeno ad andare oltre le proprie amicizie per far conoscere il libro pubblicato. Molti si affidano all’autopromozione grazie alla rapida diffusione che i social network permettono.

Da quando ho questo blog sono in tanti ad inviarmi i loro libri per chiedermi un parere. Non vi parlo di tutti, perché non tutti mi piacciono o presentano caratteristiche tali da non attirare un mio interesse, ma tra quelli che arrivano spesso ce ne sono di belli, di appassionanti, di ben scritti. Uno di questi è La libertà del pettirosso di Francesco Di Giulio, edito da Lettere Animate.

libertà_pettirosso

È un romanzo storico ambientato nei primi anni del XII secolo. La vicenda si svolge in un monastero dove accadono una serie di suicidi. A togliersi la vita sono proprio quattro monaci, tutte figure insospettabili, dopo aver ricevuto un biglietto con un messaggio in latino, il cui contenuto destabilizza l’equilibrio che i destinatari hanno raggiunto, inducendoli al suicidio. Sulla loro coscienza inizierà a incombere il peso di colpe passate, talmente gravi per un uomo di chiesa da spingerli a trovare la soluzione nella morte. Il mittente di questi sinistri messaggi il lettore lo scopre alla fine del romanzo, ma possiamo dire che all’origine di tutto c’è il male che ha generato altro male e la soluzione di tutto sembra raggiungibile con il male stesso. La narrazione della vicenda è affidata ad un monaco a cui è stato commissionato il compito di scrivere i fatti relativi a quei terribili avvenimenti.

Siamo d’accordo che la storia ci ricorda molto il famoso romanzo di Umberto Eco, Il nome della rosa, e forse per questo la storia potrebbe non risultare originale, ma vi sono comunque delle profonde differenze, soprattutto nel finale. Parlando con l’autore, con il quale mi sono complimentata per la bella scrittura che garantisce un’ottima leggibilità del testo, siamo convenuti che alla storia manca solo una cosa, una elaborazione un po’ più complessa dell’intreccio. Ma per il resto veramente la lettura procede senza ostacoli e il libro si lascia leggere in brevissimo tempo. Sempre l’autore mi anticipava, senza andare oltre il lecito, che è già a lavoro su un altro romanzo, di un genere diverso. Tuttavia, La libertà del pettirosso, in chiusura, lascia aperti degli scenari che potrebbero essere, chissà, il nucleo per un nuovo avvincente sequel.

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