Libri

Siamo solo piatti spaiati, il libro di Alessandro Curti

Oggi vi parlo di un libro che mi è stato proposto dall’ufficio stampa Il Taccuino. Sto parlando di Siamo solo piatti spaiati di Alessandro Curti (C1V Edizioni). Il libro chiude una trilogia con protagonista Andrea, un educatore che lavora in una comunità di recupero.


L’autore è particolarmente sensibile alla tematica, essendo lui un educatore e pedagogista, che da venticinque anni lavora nel campo del disagio minorile. Il suo ultimo libro ci parla della vicenda di Davide, un normalissimo adolescente che si mette nei guai: frequenta il liceo, si diverte con gli amici e discute con i genitori, fino a quando un evento non calcolato stravolge la sua vita e lo trasporta in un mondo a lui sconosciuto.

Così entra in comunità, dove incontra ragazzi molto diversi da lui e adulti di cui non si fida. Tranne di Andrea, per il quale nutre una sorta di amore-odio, perché risveglia in lui riflessioni e pensieri che mai si sarebbe aspettato e che lo confondono e lo mettono in crisi. Il viaggio che intraprenderà lo cambierà in modo indelebile, restituendo al suo vecchio mondo un nuovo Davide, più consapevole di se stesso e della realtà che lo circonda.

Con questo romanzo, Alessandro Curti ci fa riflettere su diverse tematche: l’adolescenza, l’affettività, l’importanza della famiglia e del ruolo educativo dei genitori, ma anche di una società che spesso giudica senza appello, senza dare una nuova possibilità e senza accompagnare nella crescita i più giovani.

Siamo solo piatti spaiati è la storia del percorso di un ragazzo che, partendo da un errore, trova la consapevolezza di sè, di ciò che è e che può essere. Va controcorrente, va contro ciò che gli impone un modo di pensare dominante per trovare la sua strada. Impara ad accettare l’errore, a prenderne coscienza e a partire proprio da quello per capire finalmente chi è e cosa vuole essere o non essere.

Importante nella vicenda il ruolo dell’educatore, una sorta di alter ego dell’autore. Andrea, come lo definisce l’autore, è

umano, ma non troppo, irriverente ma mai sopra le righe, sembra pronto ad affrontare le situazioni ingarbugliate che si trova davanti, abbastanza intelligente da saperle leggere immediatamente e da trovare la risposta migliore (non quella giusta, che non esiste, ma la migliore) in quel preciso istante.

Andrea può apparire troppo perfetto e farci storcere il naso, ma nelle volontà dell’autore c’è il tentativo di mostrarci un modello. Andrea è un esempio per Alessandro, ma può esserlo per qualsiasi educatore che ha la consapevolezza di non giocare con un oggetto, ma di avere la responsabilità di una persona, di una vita fragile e ferita. Alessandro Curti, con il suo lavoro, si ispira al suo personaggio, lo insegue, lo imita, impara da lui e con le sue storie ci da la certezza che a tutti è data la possibilità di riscatto, basta volerlo.

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