RECENSIONE | La gatta della Regina, un romanzo sul Cinquecento tra realtà e contraddizioni

Il romanzo storico è il genere che preferisco di più in assoluto. A farmene innamorare sono stati i libri di Umberto Eco e da quando l’ho scoperto, ormai tanti anni fa, cerco di leggere al mese almeno un romanzo storico. Questa volta la scelta è ricaduta su un testo pubblicato a gennaio 2020 da La Lepre Edizioni. Si tratta di La gatta della Regina di Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa.

Il romanzo è ambientato agli inizi del Cinquecento a Tenerife, quando l’isola è una tappa fondamentale per i commerci con le Indie. Ma lo scenario isolano è solo uno dei luoghi che ci vengono mostrati, perché grazie ai personaggi di questa storia passiamo per l’Europa che sta vivendo un’importante espansione coloniale e per il Nuovo Mondo, la nuova frontiera per la crescita economica e politica. Ma chi sono i protagonisti che operano in questo vivace contesto storico? Sono tre fratelli: Àlvaro, Inés e Juan de Mesa, i figli di Clara Fonseca e Diego de Mesa, i protagonisti di un altro romanzo, La mantella rossa, degli stessi autori, sempre pubblicato da La Lepre Edizioni.

Diego de Mesa è stato capitano di cavalleria nella conquista di Tenerife e da allora è divenuto uomo di fiducia per il governo iberico, accrescendo sempre più la propria posizione economica e di prestigio, sebbene i problemi causati dall’Inquisizione, che aveva costretto la famiglia della moglie a fuggire.

Nonostante ciò, i figli di Diego crescono nell’agio e riescono, in qualche modo, a realizzare aspirazioni e desideri. Àlvaro è il primogenito, colui che è destinato a seguire le orme paterne, ma grazie all’adozione da parte del socio del padre, che lo designa suo erede, il giovane de Mesa accrescerà oltre le aspettative posizione e ricchezze, riuscendo ad incontrare anche il favore del re Carlo V.

Inés è una ragazza intelligente e colta, ma il suo essere donna la costringe ad un percorso quasi obbligato: contrarre un matrimonio conveniente o andare in convento. I genitori scelgono per lei la prima delle due opzioni e per questo la inviano come dama di compagnia al seguito della regina Giovanna la pazza, rinchiusa in un convento per volere del figlio, che vede in lei un pericolo per il suo ruolo di sovrano. Lo scopo di tale scelta è quello di ottenere i favori della regina per un matrimonio favorevole. Inés, però, ha un temperamento e un orientamento insoliti per l’epoca. Vuole essere indipendente e seguire i suoi desideri, che sono ben diversi da quelli che la morale dell’epoca impone. Riuscirà ad ottenere il favore della regina, ma non per quello che ci si aspettava da lei. E, dopo aver vissuto letteralmente come un uomo, sceglierà di tornare a Tenerife per condurre le vita che desidera.

Quanto a Inés, il periodo trascorso a Toledo nei panni di Francisco de la Gloria le aveva lasciato un segno profondo. Sapeva di aver dimostrato forza, ardimento, capacità di sopportare fatica e privazioni, di tollerare il dolore e la fame, di poter compiere atti spregiudicati e crudeli. Tutto ciò era frutto di anni di addestramento alle armi e della pedagogia militare che suo padre aveva concesso facesse parte della sua educazione. L’amore che aveva provato per Maria Pacheco era svanito poco alla volta in Portogallo, ma Inés non lo aveva dimenticato. Da allora si era convinta che mai e poi mai avrebbe potuto amare un uomo perché solo una donna aveva avuto su di lei il potere di sovvertire piani e progetti di vita.

Juan è l’ultimo dei tre figli di Clara e Diego. È amante della botanica e della medicina. Questo giovane protagonista incarna la sete di conoscenza che travolge l’uomo del ‘500 dopo le scoperte geografiche. Grazie ai suoi viaggi nel Nuovo Mondo “che chiamano America”, conosciamo anche l’altra faccia della medaglia, fatta di brutalità e impregnata del sangue di uomini innocenti, morti per le ambizioni degli occidentali.

Durante le sue ricerche, orientate dalle minuziose descrizioni del frate, il giovane poté constatare gli effetti già prodotti sulla natura dell’intervento dissennato dell’uomo. Mentre gli indigeni venivano sterminati dalle violenze e dalle malattie importate dai conquistadores, anche la loro economia tradizionale veniva profondamente colpita. Da sempre, infatti, gli indios taino si erano alimentati e curati anche con piante divenute ormai introvabili, in quanto ampie porzioni di selva erano state distrutte per far spazio a pascoli destinati agli animali importati dalla Penisola iberica. Davanti a quelle drammatiche evidenze, Juan si convinse che tra colonialismo e devastazione totale esisteva un’inevitabile, diabolica relazione, che nel tempo avrebbe di certo dato frutti persino peggiori.

La gatta della Regina è veramente un bel romanzo, che si legge velocemente e che grazie ai tre protagonisti ci fornisce innumerevoli spunti di riflessione sulla società del Cinquecento tra novità e contraddizioni. Questo libro appassiona e allo stesso tempo insegna a vedere in un lontano passato le basi del mondo di oggi, belle e brutte che siano.

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