Segnalazioni

SEGNALAZIONE | “Calma e quieta è la notte”, il romanzo di Vittorio de Martino, vince Il Premio Nicola Zingaretti 

Inizio questa giornata dandovi una bellissima notizia. Il romanzo di Vittorio de MartinoCalma e quieta è la notte“, edito da La Lepre Edizioni ha vinto la XII Edizione del Premio Letterario Nicola Zingarelli per la sezione Narrativa edita. Congratulazioni!!!

Ecco i comunicato stampa che annuncia la notizia:

Per la seconda volta in tre anni il Premio Zingarelli per la narrativa edita viene assegnato a un romanzo pubblicato dalla Lepre edizioni!

Per la XII Edizione del prestigioso Premio Letterario Nazionale “Nicola Zingarelli” la giuria assegna il primo premio – nella sezione narrativa edita – a Vittorio de Martino con il romanzo storico “Calma e quieta è la notte” [La Lepre Edizioni | Collana Visioni 2019 | www.lalepreedizioni.com]. Come si legge nella motivazione: “Romanzo storico ambientato nel 1566, colpisce per la complessità della trama, che porta il lettore a muoversi nello spazio e nel tempo assieme ai protagonisti. Lettura assai piacevole.”

Vittorio de Martino, romano classe 1959, studia pianoforte e danza classica. Entra alla Scala, poi si dedica al teatro, diventando assistente alla regia con Eduardo De Filippo e Giancarlo Menotti. Si trasferisce a Parigi, dove si laurea in Storia dell’Arte e lavora come insegnante e guida turistica.

Molto particolare è la nascita di questo primo romanzo come ama spesso raccontare il suo autore: “Ho scritto questo libro venti anni fa e me lo sono dimenticato. Venti anni dopo, il crollo di una libreria me l’ha fatto ritrovare, mi è sembrato buono e La Lepre lo ha pubblicato. Oggi non lo scriverei più. Lo aveva scritto un uomo che, al termine della giovinezza, si era accorto che la sua vita era destinata un giorno a finire. Sono storico dell’arte, ho bisogno del cannocchiale del passato per vedere più nettamente”.

Può una fiaba condurci alla realtà? Questa la domanda della Lepre che ci introduce alla vicenda ambientata in una piccola cittadina ungherese: Szgetvàr. Siamo nel 1566 e una mattina la cittadina si risveglia sotto l’assedio dello sterminato esercito di Solimano il Magnifico. È destino che tutti debbano morire. Un vecchio si ritira nei bagni turchi deserti e, in quel silenzio irreale, aspetta la fine. Lì, apparentemente per caso, incontra un ragazzo che, nell’attesa, gli racconta una storia.

Si dipanano così due trame parallele, fuori l’assedio, con l’orrore della morte che incombe, dentro invece il tempo sembra fermarsi durante il racconto: una storia d’amore tra due ragazzi che conoscono solo il presente. Lei scompare, lui la insegue. Prima a Venezia, poi su un’isola abitata da monaci banditi, dove un misterioso prigioniero prepara una nuova carta del mondo, poi a Istanbul. Lei è rinchiusa proprio nel palazzo di Solimano. Alla fine le due storie, l’assedio e il racconto d’amore, convergono, e il vecchio capisce che non può trattarsi di un caso. L’epilogo, a sorpresa, getta nuova luce sull’intera vicenda. L’inizio e la fine di questa storia sono eventi storici, il resto appartiene al regno del possibile.

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