INTERVISTA | Giulia Soi, la scrittrice e autrice televisiva si racconta

L’intervista di oggi è nata in maniera del tutto casuale. Curiosando su Instagram si incontrano persone veramente interessanti e una di queste è Giulia Soi: autrice televisiva, scrittrice, giornalista. Molti su Instagram la conoscono per il suo progetto satirico Giulia sotto la metro e per la rubrica #siamoserie. Nell’aprile 2019 è uscito il suo romanzo Glitch-Figli di un dio confuso, edito da Edizioni della Goccia e proprio dal suo libro che voglio partire per conoscere meglio Giulia Soi.

Glitch-Figli di un dio confuso

Come è nato e di cosa parla il tuo libro?
Glitch – Figli di un dio confuso è nato abbastanza per caso. Un giorno di sette anni fa ero in palestra, dopo un allenamento, e stavo raccontando al mio fisioterapista una situazione piuttosto curiosa che avevo vissuto il giorno precedente. Era una di quelle faccende in cui passato e presente si sovrappongono all’improvviso, in cui persone che non si dovrebbero conoscere si scoprono legate da fili invisibili e inaspettati, in cui la vita fa i conti al posto tuo e tu non puoi far altro che cercare di trarne in qualche modo una lezione, possibilmente senza rimanere travolto. Il mio fisioterapista mi ha ascoltato con attenzione e poi mi ha detto: “Sai una cosa? La dovresti scrivere questa storia. Io la leggerei di sicuro.” Era un momento adatto per scrivere, quello, così ne ho approfittato: alla fine, dopo un viaggio lungo e interessante durato cinque anni, è nato Glitch: un libro che parla proprio di quel tipo di situazioni. Lo considero una specie di inno alla vita, al passaggio delle linee d’ombra, alle scelte e alla libertà di sbagliare, all’importanza vitale che hanno le conseguenze di ogni nostra azione. Ho cercato di filtrare il mio punto di vista al riguardo attraverso le vicende di Maia, Sebastian e Alex – trentenni cresciuti insieme che, tra alti e bassi, portano avanti il loro particolarissimo rapporto – e di Mattia, un ragazzino che entra nelle loro vite e con la freschezza tipica degli adolescenti li aiuta risolvere quei contrasti che vanno avanti da quando (per l’appunto) erano ragazzi anche loro.

La scrittura è ormai una parte importante della tua vita. Quando hai capito che scrivere era quello che volevi fare da grande?
Mi ricordo che quando lo dicevo a Maurizio Costanzo, mio docente all’università e alla Scuola di Televisione RTI, si rifiutava di crederci. La verità, però, è che io sempre voluto scrivere sin da piccolina. Con grande scorno di mia madre, per altro, che si chiedeva come mai – invece di andare in bicicletta o di giocare a palla insieme agli altri bambini – passassi le ore a trafficare con penne, quaderni e (quando era disponibile) con la Olivetti Lettera 35 di mio padre. Giocavo a scrivere libri, a pubblicare giornali, a sceneggiare le avventure dei miei Lego e Playmobil… se non sbaglio, con le mie quattro Barbie ho addirittura riscritto Piccole donne! Considero una benedizione il fatto di non aver mai perso questa caratteristica e sono felice di essere riuscita a portarla con me, declinandola a seconda dei periodi, fino all’età adulta. I libricini di quando ero piccola sono diventati poesie al liceo, pagine di riflessione all’università, diari di viaggio negli anni in cui vivevo all’estero, poi vari tipi di blog e infine una professione. Che poi in fondo è una e sono tante, perché – come Bert in Mary Poppins – a volte scrivo per la tv, a volte per il web, a volte per i giornali e adesso anche per un libro. E spero di cuore che la versione di me stessa degli anni ’80 sia contenta di ciò che sono diventata oggi.

Cosa ti dà la scrittura che altro non riesce a darti?
La scrittura mi offre da sempre tre doni per me molto preziosi: libertà, serenità, agonismo. Quando scrivo mi sento libera, so di poter andare ovunque e fare qualsiasi cosa: non so mai quanto durerà una sessione di scrittura, ma so sempre che per tutto il tempo in cui avrò le mani sulla tastiera mi dimenticherò del resto del mondo e di tutte le costrizioni che per forza di cose si porta dietro. Quando scrivo sono serena: è un atto molto terapeutico, che mi permette di esprimermi come a voce non riesco, mi aiuta ad avere sempre prospettive e punti di vista differenti e mi arricchisce ogni singola volta. Quando scrivo mi metto sistematicamente alla prova con limiti da superare, sfide da vincere, vincoli da aggirare e – essendo piuttosto competitiva di carattere – non mi arrendo fino a che non sento di aver raggiunto il miglior risultato possibile per me. E, per effetto di un benefico circolo virtuoso, ogni singola volta mi sento più libera e più serena.

Quali sono le difficoltà e le cose belle della scrittura per Giulia Soi?
Le cose più belle sono anche le più difficili da ottenere, per come la vedo io. Cerco sempre di scrivere quello che ho in mente nella sua versione meno scontata possibile, di esprimere le emozioni e gli aspetti psicologici della narrazione in maniera vivida e realistica, di sviluppare narrazioni con un andamento credibile, interessante e che porti sempre chi legge a farsi domande o a vagheggiare su cosa accadrà dopo. Possibilmente, sorprendendo il lettore ogni volta che ne ho l’occasione. Questi sono gli aspetti più belli del mio mestiere; allo stesso tempo, però, metterli in pratica con coerenza è uno dei punti più critici. Le opzioni sono sempre tante, i dubbi sempre dietro l’angolo, insieme alla paura di non riuscire a chiudere il cerchio narrativo. In fondo, però, fa tutto parte del gioco e – anzi – molto spesso è proprio ciò che lo rende così appassionante.

Sei una donna piena di passioni e hobby, parli diverse lingue, viaggi, canti… cosa esprime meglio, se escludiamo la scrittura, il tuo modo di essere e di vivere la vita?
Non rinuncerei volentieri a nessuna delle mie attività, questo lo so bene, ma dovendo sceglierne una credo che tra tutte il viaggio sia ciò che mi rappresenta nella maniera più completa. È evoluzione, sorpresa, scoperta, conoscenza, movimento: in sintesi, narrazione continua. In fondo lo diceva già Sant’Agostino che il mondo è un libro e che chi non viaggia non ne legge neanche una pagina: suppongo non sia un caso se alcune delle idee di storie a cui sono più affezionata siano nate proprio in viaggio.

Giulia Soi

Viaggiare quanto incide sul tuo modo creativo e sulla scrittura?
Molto, per l’appunto. Quando sono in viaggio e ho l’opportunità anche solo di vedere un altro cielo sopra la mia testa, mi accorgo che la mia mente funziona in maniera diversa. È più libera, più accesa, più curiosa, più attenta a cogliere segnali che poi sono più pronta a fissare su carta o a cercare di sviluppare prima che la forza dell’idea stessa svanisca, offuscata dalle influenze scomode della vita quotidiana. Ero alle Isole Azzorre quando ho ripreso in mano Glitch dopo una lunga fase di blocco creativo e sono riuscita a farlo ripartire per poi portarlo a termine nel giro di un anno. Stavo facendo il giro del lago Balaton, in Ungheria, quando ho avuto l’idea per una saga distopica a cui prima o poi mi piacerebbe iniziare a lavorare. Ero più semplicemente andata qualche giorno nel paesino di cui è originaria la mia famiglia materna, quando ho avuto per la prima volta l’idea da cui è nato il libro che sto scrivendo adesso. Spero che le circostanze attuali ci permettano di viaggiare presto come prima, per poter andare a caccia della prossima idea… bella o brutta che possa essere!

Quali sono state le maggiori soddisfazioni nella tua vita professionale?
Ne scelgo tre, in ordine cronologico: aver fatto parte della squadra di Sconosciuti, programma di grande successo che non solo mi ha permesso di ascoltare e raccontare tante storie interessanti, ma che per me ha costituito un banco di prova determinante e che mi ha insegnato moltissimo sui segreti dello storytelling; l’uscita di Glitch e tutta la splendida, successiva avventura per la sua promozione a Roma e non solo; essere chiamata come unica autrice per la versione italiana di una co-produzione internazionale che, emergenza Covid permettendo, dovrebbe andare in onda dopo l’estate.

Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo lavoro o un progetto di scrittura?
“Se volete fare questo mestiere, preparatevi a bere un bicchiere di m**da al giorno. Che poi, è uno solo quando siete fortunati.” Ci venne detto il primo giorno alla Scuola di Televisione e, per quanto poco incoraggiante, ancora oggi è il consiglio più utile che mi sia mai stato dato sulla questione. Posso aggiungere che ci vuole pazienza, persistenza e capacità di sognare e che lo studio delle tecniche e le analisi degli scritti altrui sono due alleati fondamentali. A margine, non fa male ricordare che le storie migliori arrivano sempre da chi le sa raccontare davvero.

Infine, quali sono, se si possono svelare, i tuoi progetti futuri?
Prima di tutto, spero che presto potremo vedere in onda il programma di cui parlavo prima e che è stato girato in Spagna all’inizio di quest’anno. Poi sto lavorando a una serie di nuove iniziative per il mio blog sui trasporti pubblici Giulia sotto la metro, attivo ormai da 4 anni e attualmente in fase di grande crescita. E infine, da quando è iniziato il lockdown, ho iniziato a scrivere un nuovo libro: parla dei rapporti intergenerazionali e di come i social media li influenzino ogni giorno, al momento è ancora in pieno working progress ma sicuramente per me è stato un ottimo modo di affrontare in maniera relativamente serena questo periodo così difficile.

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