Intervista: Jonathan Rizzo racconta di sé e della sua poetica.

Intervista: Jonathan Rizzo racconta di sé e della sua poetica.

Le scarpe del flâneur” è la nuova silloge poetica di Jonathan Rizzo. Nell’intervista il poeta si racconta e ci parla della sua opera e del suo poetare.

Le scarpe del flâneur, edito da Edizioni Ensemble, è la nuova silloge poetica di Jonathan Rizzo. “Le Scarpe del Flaneur” è una silloge di testi scritti nella sua parigina alla ricerca della tradizione del poeta camminatore. Oggi conosciamo meglio questo poeta e la sua poetica, ma prima di leggere l’intervista vi propongo uno stralcio dalla prefazione al libro, scritta da Marco Incardona:

Jonathan Rizzo non è poeta che si lascia imbrigliare dalle facili maglie di una critica letteraria, men che meno da quelle di una breve introduzione alla sua raccolta Le scarpe del flâneur. La sua è una poesia corporale, della presenza, del suo farsi e del suo dirsi, per poi disfarsi nel vortice degli attimi da vivere fino in fondo. Forse il futuro e il tempo ci restituiranno lo sguardo prospettico in grado di analizzare il poeta unicamente per i suoi scritti. Oggi vale la pena “godersi” appieno tutta la vitalità e la corporalità di un poeta fuori dagli schemi e che sa di esserlo. Rizzo è un poeta in cui il massimo della spontaneità e il massimo della strategia si incontrano per magia e vanno perfettamente a braccetto. Dove gli altri si mettono in posa per la foto di gruppo, egli è angelicamente, tanto da scioccare, naturale. Quando gli altri credono invece di poter liberare se stessi e quel che resta loro di una presunta spontaneità, egli mette in atto strategie degne di una campagna napoleonica.

Ho letto la sua biografia ed è alquanto bizzarra, ma che evoca il legame forte con i luoghi. Chi è veramente Jonathan Rizzo.

Il poeta spadaccino Cyrano per penna di Rostand risponderebbe “fu tutto e non fu niente”. Io meno nobile d’inchiostro mi limito alla fuga, a descrivere il paesaggio che scorre via.

Le scarpe del flâneur è la sua ultima raccolta di poesie. Qual è il cuore della sua poetica?

L’umanità dove si nasconde. Ciecamente per strada tra l’asfalto ed il cielo dove squittiscono gli uomini, ultimi dimentichi di Dio.

Qual è la poesia a cui è più legato? Ce ne cita qualche verso?

Di questa silloge non può che essere “Canto la vita. Ode a Parigi” scritta subitaneamente a gli attentati del novembre 2015 stante lì immerso nel terrore parigino. È un testo che ha forti echi di zio Walt Whitman, ma citare un verso fuori dalla totalità de suo con-testo poetico rischia di essere fuorviante. Invito gli amanti della poesia a scoprirlo.

Che significato dà la poesia alla sua vita.

Di essere me stesso, di non mentirmi e non farlo a gli altri compresa te che domani o te che leggi.

Cosa la spinge a scrivere poesia in un tempo dove la poesia è snobbata o, forse, non più compresa?

Non sono capace a fare altro. Gran brutta fregatura. Hai ragione, oggi in Italia la poesia è trattata con disprezzo da lebbrosario, ma questo vale per il belpaese e per la sua éiite culturale autoreferenziale che tiene a mantenere la cerchia stretta e la feccia del gran popolino in basso e distante. Cosa di per sé riscontrabile ovunque, se non con la drammatica particolarità che nel resto del mondo la gente ha rispetto ed amore per la poesia, mentre in questo povero moribondo paese solo morto e nei cimiteri il poeta trova rispetto e spazio.

Lei ha pubblicato molte opere, come è cambiato nel tempo il suo poetare?

La poesia può avere molte metafore e similitudine a rappresentarla, ma per gusto personale preferisco l’immagine del vino buono che invecchia, con tutto quello che questo può voler significare, come imparare a validificare il mosto o l’esaurimento del terreno. È un corpo vivo che cambia e si evolve anche più velocemente della testa e della penna del poeta suo stesso. Ha vita propria, cresce fino all’eternità. Il poeta ahi lui è mortale invece. Fortunatamente ci sono sempre i cimiteri di cui sopra ad attenderlo a lapide aperta. Un bell’epitaffio non si nega a nessuno

Da cosa trae ispirazione?

Cerco di salvare quello che non voglio vada perso. La scrittura impressiona come fosse un quadro uomini soli, paesaggi che solo Dio ed il suo figlio maledetto prediletto possono comprendere o anche fantasie inesistenti e che non dovrebbero esistere.

Quale consiglio dà a chi inizia a scrivere poesia?

Sii sincero. Se non sei onesto in quello che scrivi non prendere neanche in mano la penna. Non ne varrebbe la pena. Abbiamo già tanta spazzatura menzognera che imperversa e domina. Tu sii gentile, non farlo.

Infine, quali sono i suoi progetti di scrittura futuri?

Mi piace il futuro, è dove passerò il resto della mia vita. Alla faccia dei mali del mondo porterò queste scarpe slacciate e sfondate a passeggiare per la penisola ed il vecchio continente. Dopo nel libro dei sogni a pagina 2022 c’è una nuova silloge dal titolo provvisorio di “Blues per senza tetto senza amori a cui impiccarsi” e poi pur non essendo molto capace in prosa e narrativa ho un romanzo breve giallo che prima o poi darò alle stampe. C’è solo da decidere quando. Una decisione più semplice di quello che sembra nello scriverlo o leggerlo.

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