Recensione | “Il mistero di Agatha Christie” di Marie Benedict

“In fondo siamo tutti narratori inaffidabili delle nostre esistenze, componiamo narrazioni di noi stessi che omettono le verità spiacevoli ed esaltano le nostre identità inventate”

Quando parliamo di Agatha Christie sicuramente abbiamo a che fare con la “Signora del giallo”, con un’autrice eccezionale che, oltre ad aver dato vita a personaggi memorabili (Hercule Poirot per citarne uno), è considerata una delle scrittrici più influenti e prolifiche del XX secolo. Ancora oggi si annoverano schiere di lettori in tutto il mondo e i suoi romanzi sono pubblicati con successo in decine di Paesi.

Forse non tutti sanno che la regina del giallo è stata personalmente protagonista di un giallo. Verso la fine del 1926 Agatha e l’allora marito Archie Christie si separarono o meglio lui lasciò Agatha perché si era innamorato di Nancy Neele, un’amica del maggiore Belcher, con il quale i coniugi Christie avevano fatto un tour internazionale l’anno precedente.

Era il 3 dicembre 1926 quando Archie, dopo una lite con la moglie, lasciò la loro abitazione per trascorrere il fine settimana con la sua amante.

Quella sera stessa, verso le 21:45, Agatha scomparve, lasciando alla segretaria una lettera in cui diceva che sarebbe andata dello Yorkshire. Qualche giorno dopo, la sua auto fu rinvenuta altrove, nei pressi di una cava di gesso con una patente scaduta e dei vestiti. Di Agatha non si seppe nulla per giorni, fino a quando non venne rintracciata il 14 dicembre 1926, presso un albergo dello Yorkshire registrata con il nome Tressa Neele, lo stesso dell’amante del marito.

I medici le diagnosticarono un’amnesia, tuttavia molte furono le illazioni in merito alla vicenda. Ci fu chi sostenne che era una trovata pubblicitaria per l’imminente uscita del suo nuovo romanzo, altri invece sostennero fosse il tentativo di incastrare il marito per omicidio.

Sta di fatto che la verità non si seppe mai e la stessa Agatha non ne fa cenno nella sua autobiografia. La tesi della vendetta è sostenuta però da Marie Benedict nel suo romanzo “Il mistero di Agatha Christie”, edito da Piemme.

Attenzione spoiler in arrivo!

In questo romanzo Marie Benedict sostiene la tesi che Agatha abbia architettato la sua scomparsa sia per una sorta di vendetta nei confronti del marito, sia per ottenere una forma di giustizia attraverso cui la sua immagine di donna non ne uscisse negativamente, ma come vittima di un marito adultero. Attraverso una doppia narrazione abbiamo raccontati i fatti nei giorni della scomparsa e tramite un manoscritto autobiografico la ricostruzione degli avvenimenti e le motivazioni del gesto dal punto di vista di Agatha.

“In fondo siamo tutti narratori inaffidabili delle nostre esistenze, componiamo narrazioni di noi stessi che omettono le verità spiacevoli ed esaltano le nostre identità inventate”.

L’autrice, dunque, cerca di dare una spiegazione alla scomparsa di Agata. È chiaro che abbiamo di fronte un’opera di invenzione, un romanzo. Non conosceremo probabilmente mai la verità su cosa accadde in quei giorni, ma la tesi che questo romanzo ci prospetta è veramente affascinante e rende l’intera vicenda un giallo degno di Agatha Christie.

1 Comment

  1. Ieri e oggi …, passato e presente con la donna più acuta, suggestiva , ingegnosa, sorprendente, la quale attraverso la propria autobiografia si presenta a noi in tutta la sua astuzia.
    Il libro e scusa scorrevole nella lettura e sorprende continuamente in ogni pagina !

    "Mi piace"

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