Recensione | ‘La luce di Akbar. Il romanzo dell’impero Moghul’ di Navid Carucci

Un romanzo che esplora temi sempre attuali, come la natura del potere, il dibattito religioso e il dialogo tra civiltà

A cavallo tra il XVI e il XVII secolo in India regna una delle dinastie più fiorenti della storia, parlo della dinastia Moghul. È considerata la più importante dinastia imperiale indiana di religione musulmana, che regnò su quasi tutto il territorio dell’Asia meridionale durante la dominazione islamica in India. Il suo sovrano più celebre fu Muḥammad Abū l-Fatḥ Jalāl al-dīn, meglio conosciuto come Akbar.

Akbar ritratto da Govardhan, 1630 circa, Metropolitan Museum of Art.

Akbar regnò da 14 febbraio 1556 al 27 ottobre 1605 e da subito lavorò per debellare l’antica minaccia rappresentata dalla dinastia Suri (una dinastia sultanale musulmana di origine afghana che regnò su un vasto territorio del subcontinente indiano fra il 1540 ed il 1557, con Delhi come capitale del Sultanato). Lo fece con pugno fermo, mettendo in campo imponenti forze militari. Sotto il governo di Akbar, l’impero raggiunse una estensione che non fu più eguagliata da nessun altro sovrano.

Akbar è ricordato anche per essere un sovrano illuminato. Amante dell’indagine filosofica e teologica, cercò continuamente punti di contatto tra le diverse fedi del popolo su cui regnava. Inoltre, in campo religioso era molto tollerante, soprattutto nei confronti dell’induismo e critico nei confronti dell’Islam.

Impero Moghul all’anno della morte di Akbar (1605). Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Akbar#/media/File:Mogulreich_Akbar.png

Desideroso di conoscere e approfondire altri culti, invitò nella sua corte, per dibattere pubblicamente e liberamente, alcuni esponenti delle principali religioni presenti nel suo regno: musulmani, zoroastriani, indù, giainisti, cristiani e missionari francescani e gesuiti. Fu il primo sovrano, soprattutto presso i regni musulmani, ad adottare la tolleranza religiosa.

Tuttavia, gli scontri tra pensieri e credi furono molto accesi e il sovrano subì molte pressioni, soprattutto da parte dei gesuiti, per una conversione. Stanco di tutto questo Akbar si allontanò da ogni tipo di religione ufficiale e, nel 1579 sfiduciato anche dagli esponenti di un Islam ortodosso, si autoproclamò infallibile in materia di fede, mentre nel 1582 fondò una sua personale religione chiamata, che rimase circoscritta alla cerchia dei letterati di corte.

Questo è il contesto in cui si sviluppa la storia narrata da Navid Carucci,La luce di Akbar. Il romanzo dell’impero Moghul”, edito da La Lepre Edizioni.

Sfogliando le pagine, il lettore viene letteralmente immerso all’interno di questo mondo, che se da un lato mostra un respiro culturale veramente ampio, dall’altro non nasconde le insidie tipiche della corte.

Il profilo di Akbar è ben delineato, l’autore riesce bene a trasmetterci l’evoluzione di questo sovrano, la sua determinatezza e il suo valore sia politico che intellettuale, così come sa mostrare le ambiguità, gli intrighi e la doppiezza di molti altri protagonisti, che cercano di raggiungere i propri obiettivi a scapito di altri.

Al centro della vicenda c’é la storia di Jamal, un funzionario hindu, e di suo figlio Salim, il cui destino si incrocerà con quello di Samir, primogenito di Akbar.

Quasi tutti i personaggi presenti in questo romanzo sono veramente esistiti e ognuno mostra una faccia diversa di questo mondo, che a tutti i costi, ma senza grandi successi, cerca somiglianze e punti di contatto.

Se amate la storia dell’oriente e in particolare dell’India, questo romanzo è imperdibile, ma lo è anche se volete approfondire la storia di un regno che è pressoché inesistenze nei nostri libri di scuola. Un consiglio, però, mi sento di dare: se deciderete di leggere questo libro, prima di affrontarlo, approfondite un po’ la storia del suo protagonista e del regno Moghul, altrimenti alcuni passaggi potrebbero risultare poco chiari.

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