Intervista | Pier Luigi Luisi ci racconta la genesi del suo libro “All’ombra dei fichidindia”

Un libro per chi vuole conoscere un’isola d’Elba più vera: quella che ha conosciuto la guerra, le lotte politiche, gli scioperi

All’ombra dei fichidindia” è l’ultimo libro di Pier Luigi Luisi. Tempo fa già ve ne ho parlato in una segnalazione, ma oggi vi propongo la mia intervista all’autore che si racconta e ci racconta la sua opera.

Chi è Pier Luigi Luisi e di cosa si occupa?

Sono stato professore universitario di chimica e biochimica prima al Politecnico Federale di Zurigo – per oltre 35 anni – poi all’Università di Roma Tre per dieci anni circa. Adesso, in pensione, mi dedico alla scrittura di articoli e libri. Il libro più noto, a livello mi dicono di best seller internazionale, è il libro scritto con Fritjof Capra “The Systems View of Life”, della Cambridge University Press 2014, tradotto molto bene da Aboca che ha dato come titolo “Vita e Natura”.

Come è nata, in un chimico, la passione per la scrittura?

L’ho sempre avuta, fin da bambino, e negli anni seguenti sono stato sempre sia uno scienziato (origine della vita, sistemi autoreplicanti e modelli di autopoiesi) sia uno scrittore di letteratura.

Perché proprio l’Isola d’Elba per ambientare le sue storie?

I miei genitori sono Elbani, e così i loro genitori, e all’Elba si passava ogni anno l’estate.

Non solo storie, ma anche leggende. Perché questa scelta?

Alcune storie vecchie si fondono in modo naturale con la leggenda, nel senso che non si sa più discernere tra i fatti reali e quelli fantasiosi raccontati dai vecchi cantastorie. Poi anche le storie vere, dopo un po’, assumono il carattere di una fantasia popolare, e non sai più distinguere se sono veramente accadute o se sono frutto solo di credenze collettive.

Cosa ci vuole suggerire con la sua opera?

I giovani – e meno giovani – elbani dovrebbero conoscere di più la loro storia, ricordare che i loro padri o nonni erano minatori, o magari pescatori o cultori di viti, con dei valori forti di attaccamento alla terra e alle tradizioni locali.

Tanti i sentimenti raccontati in quest’opera, qual è per lei quello più importante?

Il sentimento di nostalgia per un mondo che è scomparso, o che sta scomparendo: quello dell’Elba antica.

Il libro è impreziosito da immagini e illustrazioni, non bastavano solo le parole?

Per molti lettori, le sole parole possono non bastare. Io credo, come scrittore, nell’importanza delle illustrazioni, perché forniscono la possibilità di prendersi una pausa dalla lettura e dai numerosi concetti che ne derivano. È come se qualcuno ti dicesse: un momentino, prego… in sostanza, l’illustrazione ti induce a fermare i pensieri e ti porta in un’altra dimensione, quindi è una sospensione molto utile dal punto di vista emozionale.

Per concludere, a chi consiglia la lettura del suo libro?

Direi in primo luogo a coloro che sono interessati a conoscere un’isola d’Elba non tanto turistica, quanto un po’ più vera: quella che ha conosciuto la guerra, le lotte politiche, gli scioperi… quindi, lo consiglierei a lettori che abbiano un interesse storico, culturale e politico riguardo all’Elba. Del resto, molti dei miei amici considerano questo libro anche come un documento, e questo mi fa davvero un gran piacere.

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