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Walter Lazzarin: lo scrittore di strada

Se per caso vi trovate a fare una passeggiata tra le strade di città come Roma, Napoli o Milano date un’occhiata a chi è seduto sui marciapiedi. Se notate una persona che  non chiede l’elemosina ma è in compagnia di una vecchia macchina da scrivere, fermatevi!

L'autore della foto è Roberto Borrello, in arte OnOff ed è stata pubblicata su Repubblica.it
L’autore della foto è Roberto Borrello, in arte OnOff ed è stata pubblicata su La Repubblica.it

Non parlo del solito tipo strano che decide di vivere seguendo qualche ideale naturalistico o di libertà, ma di Walter Lazzarin. Voi direte: chi è?

Walter Lazzarin è un giovane autore che con la sua macchina da scrivere promuove ai bordi delle strade il suo libro Il drago non si droga, edito da Red Fox.

Molti già parlano di lui, diciamo che ha trovato un modo molto originale di farsi conoscere.

L'autore della foto è Roberto Borrello, in arte OnOff ed è stata pubblicata su Repubblica.it
L’autore della foto è Roberto Borrello, in arte OnOff ed è stata pubblicata su La Repubblica.it

L’ho contattato perché sono curiosa di conoscerlo, di leggere il suo libro, di intervistarlo e di farmi dare un tautogramma che compone con la sua Olivetti. Praticamente si tratta di un componimento le cui parole iniziano tutte con la stessa lettera  come

Piantala petulante pignolo!

Il suo romanzo non si trova nelle librerie e nemmeno è possibile acquistarlo nel formato e-book… bisogna per forza scovarlo per strada.

Trasformatevi in buoni osservatori, prestate attenzione ad un ticchettio rétro e gustate una buona lettura, perché pare proprio che Il drago non si droga sia un’opera godibilissima.

Io lo beccherò prima o poi, ho deciso…e vi farò sapere!

Il Bosco sacro e i suoi mostri

Un pomeriggio, una passeggiata in un parco. Un percorso iniziatico tra sculture, simbologie e misteriose iscrizioni.

Biocca tartarea
Biocca tartarea

Parlo di Bomarzo e del suo Parco dei Mostri – voluto da Vicino Orsini – le cui sculture giacciono silenziose e in perenne attesa.

Sfinge
Sfinge

Un luogo che chiama al mistero o che forse è solo la manifestazione del divertimento del signore del luogo che, anticlericale e scettico, concepisce uno spazio a metà strada tra il percorso iniziatico e lo svago.

Il Sacro Bosco, come è meglio conosciuto, custodisce grandi sculture, che il tempo ha reso un po’ decadenti e malinconiche. Procedendo tra i viali, si incontrano, tra le altre, le Sfingi, Iside sul Basilisco, Venere, Nettuno, il Drago con Fiere, Elefante, la Bocca tartarea, la Casa pendente, nella quale è difficile mantenersi in piedi.

Elefante
Elefante
Elefante
Elefante
Nettuno
Nettuno
Casa pendente
Casa pendente

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Poi c’è il Teatro.

Teatro
Teatro

Proprio quest’ultimo è considerato un’opera bizzarra, traduzione in pietra dell’Idea del teatro di Giulio Camillo Delminio, libro esoterico in cui era rivelato il mistero del mondo e del cosmo. Buona passeggiata!

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Satyricon a Napoli ’44

Il commento di Vergine di Norimberga ad un mio post su Napoli mi ha fatto tornare in mente un libro che ho letto qualche tempo fa.

Parlo di Satyricon a Napoli ’44 di Roberto De Simone.

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Quando si legge Roberto De Simone, qualsiasi cosa scriva, si legge Napoli, si odora Napoli, si ascolta Napoli, si vede Napoli… si vive Napoli. Satyricon a Napoli ’44, edito da Einaudi, ha un sottotitolo “Fra Santa Chiara e San Gregorio Armeno”. Già da questo è chiara la formula autobiografica. Infatti, l’autore ci racconta gli avvenimenti che lo hanno visto protagonista in un anno ben preciso: il 1944.

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Sono gli anni della guerra, gli anni in cui Napoli diviene lo scenario di ogni tipo di mortificazione che una guerra può produrre. Così assistiamo alla distruzione della Chiesa di Santa Chiara, un emblema importante per la città e per la popolazione napoletana. Il suo sgretolarsi è infatti percepito come uno svuotamento di identità.

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Non c’è solo questo: nel libro c’è molto di più.

Le vicende personali del giovanissimo Roberto che si incrociano e si scontrano con quelle dei suoi familiari e compagni, rappresentano le difficoltà, le amarezze, i desideri e le aspirazioni di un’intera generazione. Gli anni della guerra e il dopoguerra hanno messo a dura prova la città e la popolazione. Ma con estrema dignità e con un equilibrio narrativo, che si mostra quasi in bilico tra la rassegnazione e l’accettazione di una realtà di fatto, vengono narrati eventi, situazioni che oggi sono considerate inaccettabili. Piccoli furti, contrabbando, lavori sottopagati, ma soprattutto gli abusi che divengono cosa quotidiana e quasi normale.

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Le giovani donne che si concedono per denaro così come i giovani con i soldati americani, che come tutti i liberatori si dimostrano degli oppressori.

Tutto questo accade in quella che oggi chiamiamo omertà. Tutti sanno, ma nessuno denuncia o fa qualcosa perché ciò possa fermarsi. A volte la vendetta prende il sopravvento e si paga con la vita. Quando parlo di omertà non lo faccio nell’accezione contemporanea, in cui il termine ha assunto il significato di viltà, ma nel senso di accettazione di una realtà presente che rappresenta l’unica opportunità per superare le difficoltà iniziali. Ovviamente questi aspetti tristi non appartenevano a tutta la popolazione, ma erano comunque presenti e De Simone li descrive con obiettività e senza porre giudizi di sorta.

Con uno stile ricercato, carico di citazioni colte, l’autore ci parla di Napoli, dei suoi vizi come dei suoi sapori, odori, profumi e della sua cultura, riuscendo a farci entrare in una città che fece da sfondo naturale a tanti film neorealisti.

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