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SEGNALAZIONE | Caso e Sincronicità nel saggio di Alessandro Orlandi

Il libro che vi segnalo oggi è un saggio uscito in questi giorni per la partenopea Stamperia del Valentino nella Collana di Studi Tradizionali I Polifemi. Si tratta dell’ultimo studio di Alessandro Orlandi, dal titolo I due volti del Tempo: su caso e sincronicità.

Sinossi:

Da sempre appassionato di storia delle religioni, simbolismo e tradizione ermetica, in questo suo ultimo lavoro Orlandi prende in esame l’idea di sincronicità dal punto di vista della psicanalisi, della fisica, della magia, delle arti divinatorie (I Ching, Tarocchi, Astrologia Tradizionale) e della storia delle religioni, soffermandosi in particolare sull’idea che del tempo hanno la scienza e la spiritualità.

Gli esseri umani tendono a vedere nelle vicende che segnano le loro vite (nascita, morte, l’incontro con la persona amata, la vincita a una lotteria…) l’azione di una forza superiore: la forza del Fato e del Destino, una “coincidenza significativa”.

Ma cosa sono le cosiddette coincidenze? Jung e Pauli hanno cercato di rispondere a questa domanda introducendo il princìpio di Sincronicità accanto a quello di Causalità, formulando cioè l’idea che, accanto al tempo rassicurante che segna lo scorrere della vita quotidiana ne esista un altro, collegato agli Dei e allo Spirito, che fa irruzione nelle nostre vite in momenti straordinari. La correlazione di sincronicità tra due eventi si scorge alla luce di una loro “risonanza simbolica” e per la loro pregnanza dal punto di vista di chi li sperimenta. Si tratta di un’idea antica quanto l’uomo, che questo libro declina in tutte le sue possibili accezioni, terminando con il racconto di alcune coincidenze significative che hanno segnato la vita dell’Autore.

L’Autore:

Alessandro Orlandi (Roma, 1953), matematico, editore, museologo e musicista. Dopo la laurea in Matematica ha svolto ricerche per conto del CNR all’Università di Pisa. Dal 1986 al 2006 ha insegnato matematica e fisica presso il Liceo E.Q. Visconti di Roma, dove per vent’anni è stato curatore dell’ex-Museo Kircheriano. Nel 2007 ha fondato la casa editrice La Lepre Edizioni. Autore di numerosi articoli e conferenze sui temi del simbolismo e della cultura ermetica, nel 1998 con Alberto Camici per Appunti di Viaggio ha pubblicato La fonte e il cuore – Cristianesimo e iniziazione, con Irradiazioni nel 2003 Dioniso nei frammenti dello specchio, pubblicato anche in Francia, nel 2007 Le sette teste del drago, favola alchemica ispirata ai Misteri di Mitrhra. Nel 2010 per Mimesis L’oro di Saturno. Saggi sulla tradizione ermetica. Per Stamperia del Valentino ha pubblicato nel 2018 Le Costellazioni dello Zodiaco in Alchimia, nel 2019 Genius Familiaris, Genius Loci, Eggregori e forme pensiero”.

A Natale regala un libro di Le Lepre Edizioni

Quando entriamo in libreria siamo letteralmente sommersi dalle ultime uscite o dal titolo del momento. Così è facile regalare un libro, afferriamo quello che è in primo piano e pensiamo che sia quello giusto, ma non sempre è la scelta migliore. Con l’articolo di oggi vi voglio suggerire un po’ di titoli di una casa editrice che ha un catalogo eccezionale! Sto parlando di La Lepre Edizioni, che pubblica titoli super interessanti per tutti i gusti e sono sicura che troverete il libro adatto da regalare a vostra madre, al vostro fidanzato o a chiunque vogliate.

Iniziamo:

PRIMO TITOLO

ULUG BEK. L’ASTRONOMO DI SAMARCANDA di JEAN-PIERRE LUMINET

All’alba del 1400 Tamerlano con le sue orde devasta l’Asia centrale. Città distrutte, stragi, deportazioni. Circa trent’anni dopo, nel 1429, suo nipote Ulug Bek, re astronomo e poeta, inaugura a Samarcanda il più grande osservatorio del mondo, dedicato alla pace e alla conoscenza dell’universo. La città è divenuta il faro d’Oriente: ha la più grande università dei suoi tempi, una scuola Sufi che irradia spiritualità, ed è attraversata da carovane ricchissime nel loro grande viaggio attraverso le terre conosciute. Un breve periodo di prosperità, prima e dopo il quale il mondo si abbandona a intrighi di palazzo, guerre e saccheggi. Seguendo il percorso del re saggio e dei grandi scienziati che lo accompagnano nella realizzazione del suo sogno, facciamo i conti con il lato migliore dell’umanità e con quello peggiore. Con la consapevolezza che anche se una battaglia si perde, alla fine la luce della conoscenza non può che prevalere.

SECONDO TITOLO

LA MANTELLA ROSSA di DOMITILLA CALAMAI e MARCO CALAMAI DE MESA

Il romanzo, scritto a quattro mani da padre e figlia, è ambientato alla fine del XV secolo. I Re Cattolici, Isabella e Ferdinando, hanno conquistato il Regno di Granada ponendo fine a otto secoli di presenza araba nella Penisola iberica. Poche settimane dopo gli ebrei sono obbligati per decreto reale a scegliere tra convertirsi al cristianesimo o lasciare per sempre il paese. L’Inquisizione condanna migliaia di presunti eretici. Nell’ottobre dello stesso anno Cristoforo Colombo scopre l’America. In quel clima teso ed euforico in Andalusia ha inizio la storia d’amore tra i giovanissimi Clara Fonseca, figlia di un noto medico converso di origine ebraica, e Diego de Mesa, di nobile e antica famiglia cristiana. Pochi mesi dopo Diego diventa capitano di cavalleria nella conquista di Tenerife, l’ultima delle Canarie ancora nelle mani degli indigeni. Da quel momento le vite di Clara e Diego entrano con forza nella Storia, tra la fuga verso la Roma dei Borgia e la conquista di un mondo sconosciuto. Una narrazione avvincente, che alterna l’amore contrastato tra i protagonisti con la tensione epica degli eventi storici narrati. Il romanzo “La mantella rossa” ha vinto il premio internazionale Capalbio 2017 nella sezione narrativa.

TERZO TITOLO

ANATOMIA DELLA GAFFE di GIUSEPPE MANFRIDI

Chi di noi non ha mai commesso una gaffe? Chi non ne è mai stato vittima? Non c’è contesto mondano o circostanza che possano metterci al riparo dall’esplodere di una gaffe. In un salotto, tra pochi intimi, a tavola, a letto, in televisione: non c’è più nulla che possa fare da argine al virus della gaffe. Generalmente, raccontando le gaffes altrui le trattiamo come barzellette, ma quando ci andiamo di mezzo noi le consideriamo una sciagura per la nostra reputazione. Questo libro indaga i meccanismi connessi alla gaffe attraverso esempi ripresi sia dall’aneddotica personale che da quella altrui, ma anche spaziando da Wilde a Dostoevskij, da Camus a Proust, da Wittgenstein a Shakespeare. Tante volte si ride, tante altre ci si interroga.

QUARTO TITOLO

ANJA, LA SEGRETARIA DI DOSTOEVSKIJ di GIUSEPPE MANFRIDI

Pietroburgo 1866. Lo scrittore, quasi cinquantenne, Fedor Michajlovich Dostoevskij è afflitto dall’epilessia e reduce dall’aver firmato un contratto capestro col suo mefistofelico editore: si è impegnato  a consegnare un nuovo romanzo nell’arco di un mese. In caso contrario perderà i diritti su tutte le sue opere passate e future. Consigliato dagli amici, si rivolge a una scuola di stenografia che gli mette a disposizione la migliore delle sue allieve: Anja Grigor’evna, una graziosa adolescente curiosa del mondo, che ha ereditato dal padre la passione per la letteratura. Fra i due, in ventisei giorni, nascerà un amore estremo a dispetto dello scandaloso divario di età. Anja rimarrà la fedele custode dell’opera di Dostoevskij fino alla propria morte, avvenuta trentasette anni dopo quella del marito. Vera Macchina del Tempo, questo romanzo sonda il mistero del legame profondo che si stabiliì tra Dostoevskij e Anja nel breve tempo della stesura del “Giocatore”, restituendoci, con una scrittura straordinariamente evocativa, atmosfere, clima, e persino odori e rumori della Pietroburgo del XIX secolo.

QUINTO TITOLO

GHILGAMEŠ di CLAUDIO SAPORETTI

Ghilgameš, unico grande eroe prima dei mitici guerrieri omerici, è protagonista di vari poemetti sumerici, alcuni dei quali utilizzati per la composizione di opere più complesse. Quella che possediamo proviene soprattutto dalla biblioteca del sovrano assiro Assurbanipal (vii secolo), risale al periodo medio-babilonese e viene qui presentata e commentata nella traduzione diretta dal testo cuneiforme, integrato, quando vi siano lacune, da brani sopravvissuti di narrazioni più antiche. Ne emerge un personaggio contradditorio ma di grande interesse: c’è un Ghilgameš prevaricatore e invincibile, ammirato da giovani e donne, che vuole che il suo nome sia ricordato dai posteri, ma c’è anche un Ghilgameš che ha paura, invoca sua madre e si rivolge al dio. E un Ghilgameš che ama l’amico, ne soffre la mancanza, ne esalta la memoria con il culto dei morti, ma cerca l’immortalità per sé stesso. È testardo, coraggioso, impulsivo, pigro, speranzoso, generoso e distratto. La sua storia apre uno squarcio sul complesso mondo della religione del suo tempo, sulle credenze e sui miti, sulla morte dei vivi e sulla vita dei morti. È un faro nella notte che illumina gli aspetti contradditori delle eterne aspirazioni dell’uomo, ha in sé la scintilla divina, ma è destinato a morire. Saporetti ha aggiunto anche la traduzione di qualche tavoletta in cuneiforme ritrovata recentemente, colmando alcune lacune del testo.

SESTO TITOLO

PINOCCHIO di LUIGI DE PASCALIS (Graphic novel ispirata al romanzo di Carlo Collodi)

La saga del burattino più famoso del pianeta continua con il Pinocchio di Luigi De Pascalis. Questa nuova versione di Pinocchio di De Pascalis ha un sapore volutamente rétro: è simile a un album di ricordi familiari, con le sue tavole color seppia che l’autore ha acquarellato con inchiostro grasso e realizzato “all’antica”, disegnando direttamente su lastre di acetato. A fare da contrappunto alle trasparenze del seppia è la concretezza, un segno inquieto, ricco di chiaroscuri, che rendono giustizia all’allure fantastica del racconto e anche alla sua causticità. Come spiega De Pascalis «in una società in piena crisi di valori, l’inattualità di Pinocchio è più che mai la sua attualità: l’epos di un burattino che compie la sua metamorfosi accettando i limiti della libertà oggi ci appare talmente conservatore da diventare sovversivo». L’altro segno particolare di questo Pinocchio, che De Pascalis ha «disegnato tutto di notte, l’ora dei sogni», è la sua “interezza”: a ogni capitolo sono dedicate almeno tre tavole, tanto che insieme agli episodi più celebri o “scenografici” troviamo anche passaggi bellissimi ma in genere trascurati in altri lavori di fumetto.

L’EDITORE:

La Lepre Edizioni è stata fondata a Roma nel 2007 dai fratelli Alessandro e Sabina Orlandi. La linea editoriale privilegia testi che propongono una visione inedita della storia e del futuro, offrendo al lettore strumenti per interpretare il presente in modo critico. I titoli del catalogo sono circa cento, tra narrativa e saggistica, suddivisi in otto collane. Tra i titoli pubblicati ricordiamo le nuove traduzioni con commento di Iliade e Odissea, Il romanzo di Luigi De Pascalis La pazzia di Dio, sul passaggio tra la civiltà contadina e quella industriale, e le biografie e i romanzi dedicati a scienziati, filosofi e personaggi illustri del passato, come Galileo, Keplero, Newton, Ipazia, l’imperatore Giuliano, Casanova, Pitagora, Kircher. Tra i titoli che propongono una visione alternativa della storia più recente troviamo Chut!, I signori scaduti, Lacerazione/Der Riss, La primavera della Repubblica, sulla repubblica romana del 1849. Particolare rilievo hanno inoltre i libri che la Lepre ha pubblicato cercando di divulgare gli aspetti meno noti della tradizione spirituale occidentale e orientale: La bugia dell’alchimista (biografia romanzata di Massimiliano Palombara); Eckhart Tolle e Sri Aurobindo – due punti di vista sull’illuminazioneConsiderazioni sull’Assoluto, un testo di Abhinavagupta a cura di Raniero Gnoli, Gli Argonauti a Roma di Fiammetta Iovine e i lavori di Alessandro Boella e Antonella Galli sulla tradizione ermetica occidentale, giusto per citarne alcuni. Tra i casi editoriali di questi ultimi anni vanno citati Ipazia (che ha superato le 50.000 copie vendute ed è al momento uno dei pochi long seller italiani), Il ricercatore di emozioni di Marco Cesati Cassin, Però un paese ci vuole di Giovanna Grignaffini, presentato al Premio Strega 2013 da Umberto Eco e Raffaele La Capria, Il Mantello di porpora di Luigi De Pascalis, che ha partecipato all’edizione 2014 dello Strega con la presentazione di Claudio Strinati e Filippo La Porta, e Notturno Bizantino, sempre di De Pascalis, vincitore del premio Acqui Storia 2016. La Lepre pubblica anche thriller a sfondo storico, economico o ecologico, come Giallo umbro di Pietro del Re, premio Portus 2013, Pecunia olet? di Michael Perth o Rosso velabro di Luigi De Pascalis e racconti tra la fantascienza e fantasy, come Il giorno rubato di Marco de Franchi o Il nido della fenice di De Pascalis. Tra gli autori italiani e stranieri pubblicati in passato dalla Lepre, alcuni hanno fama internazionale, come Vincenzo Consolo, Aamer Hussein, Jean-Pierre Luminet, Raymond Federman, Violet Trefusis, Bernard Maris (ucciso nell’attentato a Charlie Hebdo), Ernst Bernhard, Margareth Drabble, Rauda Jamis e Ramòn Pernas. Tra i libri pubblicati nel corso del 2017 ricordiamo L’enigma d’amore di Annarosa Mattei (premio Capalbio 2017); La mantella rossa (premio Capalbio 2017), L’oscura allegrezza di Manuela Diliberto, Anatomia del colpo di scena di Giuseppe Manfridi, Lo sportello degli addii di Antonella Nina Onori, Storia della vendetta di Antonio Fichera, Ulug Bek, l’astronomo di Samarcanda di Jean-Pierre Luminet, Le pagine nere di Daniele Petruccioli.

Nel 2017 la Lepre si è aggiudicata il Premio internazionale Capalbio come “migliore casa editrice dell’anno, per i contenuti delle sue proposte, e per la raffinatezza ed eleganza della sua produzione”.

Come “Comprendere i bambini”, nel libro di Silvana Quattrocchi Montanaro

Il libro di oggi è un saggio molto interessante sul mondo dei bambini. “Comprendere i bambini” di Silvana Quattrocchi Montanaro edito Di Renzo Editore, ci parla dei primi tre anni di vita dei bambini, un tempo fondamentale nel quale è necessario iniziare a costruire l’individuo del futuro. Alcune carenze in questo periodo non saranno mai più recuperate e per questo motivo l’autrice, esperta di neuropsichiatria infantile, igiene e nutrizione, ci spiega passo dopo passo, a partire dal concepimento, quali sono le azioni da compiere per relazionarsi al meglio con l’infante.

Dopo la premessa, che introduce il lettore all’argomento, il libro di divide in tre parti dedicate alle fasi di sviluppo del bambino a partire dalla vita prenatale fino ai tre anni di vita. Si tratta di un libro ricco di informazioni, adatto a chiunque, sia a chi è in attesa di un figlio o a chi sta progettando di averne, ma è utile anche a chi vuole solo approfondire la conoscenza della neurologia infantile. Questo testo è scritto talmente bene, che risulta assai coinvolgente e alimenta il desiderio di comprendere il meccanismo di crescita psichica del bambino. È uno strumento importantissimo, che andrebbe regalato a tutte le giovani coppie.

L’autrice ha come riferimento costante l’impegno della grande Maria Montessori, che prima di tutti ha avviato un lavoro instancabile e innovativo sullo sviluppo dei bambini. Il libro insiste sulla necessità di creare una relazione stabile e una comunicazione costante con il bambini, che a questa età, ovvero 0-3 anni, hanno bisogno di continui stimoli, affinché possano sviluppare e alimentare le proprie capacità relazionali, possano imparare a conoscere il mondo che li circonda e cosa importante a ricevere la serenità giusta per affrontare le sfide che vengono dall’esterno.

Fondamentale è il rapporto tra il nascituro e la madre:

“Il nascituro è spinto al cambiamento dal dinamismo stesso della vita e il parto può essere un’esperienza positiva per la madre e il suo bambino. Alla fine di questo processo la madre può finalmente incontrarlo direttamente, vederlo e toccarlo mentre il neonato può sperimentare in modo diverso la presenza dell’essere umano che conosce da molto tempo: il luogo è diverso, ma la persona è la stessa. Insieme, ma in maniera migliore, queste due persone possono continuare a condividere l’esperienza della vita”.

Il legame con la madre si stabilisce all’atto del concepimento e continua dopo la nascita. In questa fase la Montanaro ci spiega cosa la madre deve fare e con lei il padre, il quale non ha un ruolo secondario. La mente del bambino è particolarmente sviluppata e adatta alla recezione di informazioni e per questo motivo va continuamente stimolata nel modo corretto. Comunicazione, movimento, arte, musica, alimentazione e molto altro sono tutti elementi che vanno somministrati nelle giuste modalità e tempistiche e Silvana Quattrocchi Montanari ci accompagna in questo bellissimo percorso di crescita, spiegandoci cosa va fatto e in che maniera.

La ricchezza, che ogni individuo ha dentro, può trovare espressione soltanto in un ambiente e con l’aiuto di questo ambiente, ma in esso è la presenza degli altri esseri umani che conta, perché in grado di trasformare l’ambiente stesso per renderlo più favorevole allo sviluppo della vita.

Consigliatissimo!!!!

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Volgare eloquenza, come la politica ha cambiato le parole

Volgare eloquenza. Come le parole hanno paralizzato la politica è un saggio di Giuseppe Antonelli, edito nella collana Economica di Laterza, in cui viene analizzato il cambiamento del linguaggio della politica nel tempo. In particolare, l’analisi di Antonelli prende le mosse dalla rivoluzione linguistica messa in atto da Berlusconi con la Seconda Repubblica.

È il 1994 l’anno della svolta, che coincide con la discesa in campo di Berlusconi. Da quel momento assistiamo ad un cambiamento nel modo di fare politica e di parlare alle masse. Se prima il linguaggio della politica era “alto”, accademico, ora è rivolto a tutti, è diretto e di facile comprensione e come scrive Antonelli abbiamo assistito ad una evoluzione (involuzione) che nel giro di pochi anni ha portato l’italiano della politica da una lingua artificialmente alta ad una lingua altrettanto artificialmente bassa. Una lingua basica, elementare, grossolana.

Il seguito allo svilupparsi dei social network si è ampliato lo spazio della politica. Se prima era limitato al talk show visto da un pubblico specifico, all’aula parlamentare o alla sede di partito per gli addetti ai lavori e al bar per il popolo, con i social questo spazio si è allargato dando accesso a tutti, nel bene e nel male. Infatti, scrive Antonelli:

Lo spazio delle parole si è ampliato a dismisura, ma nella stessa misura si è ridotto il tempo per il ragionamento e la discussione. Le uniche parole sono rimaste, così, parole d’ordine (o di disordine) ripetute all’infinito, riprese a voce sempre più alta per coprire la voce di chi in quelle parole non si riconosce. Alla partecipazione si è sostituita la condivisione. Un meccanismo che sfrutta la reticolare orizzontalità della rete, ma è in realtà verticale e verticistico. Perché trasforma ogni attivista in un passivo ripetitore impegnato a diffondere, rilanciandolo, un messaggio preconfezionato.

L’eloquenza che prima era sinonimo di qualcosa di puro e aulico, assume però un valore negativo e diviene volgare. Cosa si intende per Volgare Eloquenza, allora? Spiega Antonelli:

In latino il popolo si chiamava vulgus. Dunque volgare aveva in origine l’accezione di “popolare”, anche nel senso di “comune a tutti”. Il senso che oggi diamo alla parola – quello di rozzo, triviale – comincia a diffondersi solo da Cinquecento. Ecco perché Dante chiamava “volgare” la lingua parlata dal popolo: quella che nel De Vulgari Eloquentia considerava ormai abbastanza nobile da potersi sostituire al latino. Oggi, l’eloquenza di molti politici può essere definita “volgare” proprio a partire dall’uso distorto che fa della parola e del concetto di popolo.

E ancora Antonelli chiarisce cosa è il popolo oggi, o meglio esso come viene percepito dalla politica, che lo manovra a proprio vantaggio:

Nel momento stesso in cui si mitizza il popolo sovrano, lo si tratta in realtà come un popolo bue. Qualcuno a cui rivolgersi con frasi ed espressioni terra terra, cercando di risvegliarne bisogno e istinti primari. O tutt’al più come un popolo bambino: un capricciosissimo moccioso da viziare in ogni modo pur di portarlo dalla propria parte. Questa eloquenza è volgare perché da questa idea di popolo discende una lingua che è al tempo stesso paternalista e antipedagogica.

Antonelli con il suo studio ripercorre i momenti salienti di una politica che ha cambiato il modo di parlare al popolo di sé e della nazione. L’autore analizza quello che chiama Marketing elettorale e poi politico, gli slogan, i tweet, i post e i blog, ovvero tutti quei luoghi che la politica fino ad ora ha occupato e piegato ai propri bisogni. Antonelli spiega le origini di ogni atto comunicativo e come esso sia stato distorto; ci dice come ciò che era popolare sia diventato populista; come esso sia degenerato svuotandosi di valori reali. Come è possibile arginare tutto questo? Antonelli scrive:

Bisogna avere il coraggio di rifiutare la semplice logica del rispecchiamento. Andare oltre lo specchio (…) significa abbandonare l’idea che la politica debba limitarsi a ripetere la vox populi. (…) L’italiano populista ostenta una popolarità artificiale e orgogliosamente becera. Puntando sul politicamente e sul grammaticalmente scorretto, usa turpiloquio e strafalcioni come nella retorica classica si usavano gli ornamenti.

Per chiudere, possiamo affermare l’urgenza di ritrovare nella parola un contenuto che guardi concretamente al futuro del paese, attraverso la chiarezza di idee e la pulizia delle argomentazioni. e come diceva Catone il censore Rem tene, media sequetur.

San Francesco e il miracolo della liquefazione del sangue

Il libro di cui vi sto per parlare è sicuramente un libro diverso dal solito perché l’autore, Massimo Santilli, ci racconta un aspetto legato al poverello di Assisi che non è molto conosciuto. Il sangue di Francesco. Le reliquie di sangue di San Francesco d’Assisi e il prodigio della liquefazione (ed. EDT) racconta i luoghi e le reliquie più significativi legati a san Francesco.

Francamente ignoravo questo prodigio, credevo che appartenesse solo alla tradizione napoletana che in san Gennaro ha il suo illustre esempio. Invece, anche con san Francesco, Massimo Santilli ci dimostra esserci una tradizione simile. In questo caso non siamo di fronte ad una ampolla contenete un grumo di sangue – come quella di San Gennaro per intenderci – ma di porzioni di ossa o di pezzi di stoffa impregnati del sangue che il santo perdeva dalla piaga del costato e che nei secoli e in alcuni momenti si è ravvivato.

Il libro è preceduto dalla prefazione di Grado Giovanni Merlo, il quale scrive:

Il bel libro – bello anche dal punto di vista delle illustrazioni – di Massimo Santilli presenta più di un motivo di interesse. Innanzitutto, si segnala per l’originalità dei temi affrontati. Occuparsi delle “reliquie dei sangue di san Francesco d’Assisi” e del “prodigio della liquefazione” non è cosa comune, anche nel vastissimo panorama della sterminata produzione di scritti intorno al Poverello e al suo culto: produzione all’interno della quale l’Autore si muove con competenza e spirito critico.

Il libro di Santilli è un’interessante ricerca e una minuziosa analisi della storia di queste reliquie che un tempo avevano un fondamentale valore oltre che religioso anche politico. Scrive ancora Merlo nella prefazione:

Tra i molti meriti del libro di Massimo Santilli vi è dunque quello di aver evitato le facili e ideologiche semplificazioni e di aver dato l’esempio di una ricerca che ha tenuto sempre presente la complessità e, al tempo stesso, la peculiarità dei temi dei temi affrontati.

Il libro, in ogni capitolo, racconta una delle città che ospita una reliquia di san Francesco, da Assisi a Roma, da Padova a Castelvecchio Subequo. Nove città che custodiscono le sacre reliquie in un percorso che attraversa gli Appennini. Grande attenzione l’autore da a Castelvecchio Subequo, una cittadina dell’Abruzzo, in cui si è verificato il più recente episodio di fluidificazione del sangue stimmatizzato e i patronati esercitati dal santo. Perché l’attenzione verso questi fenomeni, seppur visti con scetticismo dalla scienza, destano ancora interesse? A questa domanda risponde Massimo Santilli nella sua riflessione conclusiva:

Nel sangue che si scioglie, insiste una morte che rinasce e nel suo significato allegorico persiste un segno di immortalità, di potenza spirituale e salvifica, di benevolenza alla comunità dei fedeli e quindi di forza superiore esercitata in favore del luogo che agisce a tutela e protezione dei suoi devoti rassicurandoli in continuità. La reliquia diviene in tal senso un’emanazione postuma delle virtù e dell’energia taumaturgica del santo. Tale segno, ribadito dal ripetersi del fatto prodigioso, è pertanto un avvento ierofanico, un atto di immanenza che rifonda una sacra intesa; un invito alla maturazione delle coscienze, un richiamo alla umiltà e un monito contro l’esaltazione del sé; un segnale, sì di vicinanza e protezione ininterrotta, ma anche di riflessione e ripensamento sul senso profondo del nostro fare di ogni giorno, rispetto alla volontà di Dio e alla parola del Vangelo per chi è credente, e rispetto a un’etica sociale e a una morale umana (perfettamente incarnata anche nel volto laico del frate ribelle) per chi ha una visione più secolarizzata della vita.

Il saggio di Massimo Santilli non è solo un libro per chi crede o segue gli insegnamenti di san Francesco, ma è anche un saggio storico, ben documentato dal carattere storico e sociologico. Ringrazio l’Ufficio Stampa Il Taccuino per questa lettura.

La storia editoriale di F. Scott Fitzgerald in Italia nel saggio di Antonio Merola

Nasce oggi una nuova sezione del blog dedicata ai saggi. In questo spazio prenderanno posto recensioni di saggi e libri di varia natura: studi storici o di carattere letterario, biografie, ma anche libri di ambito sociologico e antropologico.

Sono felice di partire con un testo dedicato ad uno scrittore americano: F. Scott Fitzgerald.

Il saggio in questione si intitola F. Scott Fitzgerald e l’Italia (Giuliano Landolfi Editore, 2018) ed è stato scritto da Antonio Merola.

Si compone di tre sezioni in cui l’autore si sofferma sulla vicenda interpretativa di Fitzgerald in Italia. Lo scrittore americano, autore de Il Grande Gatsby, non ebbe grande fortuna di critica in Italia. Ad occuparsene furono grandi firme e personalità della cultura italiana come Elio Vittorini, Cesare Pavese, Eugenio Montale, Fernanda Pivano per citarne solo alcuni, ma la vicenda editoriale di Fitzgerald in Italia è molto complessa e tra errori o sviste di traduzione e interpretazione non gli fu attribuito da subito il giusto merito.

F. Scott Fitzgerald

Antonio Merola, minuziosamente analizza e ricostruisce il percorso interpretativo di uno scrittore importante per la cultura americana, ma che viene definito, parafrasando Elio Vittorini, eccentrico e frivolo.

Lo stesso Vittorini sembra quasi totalmente disinteressato a Fitzgerald. Sarà Fernanda Pivano, ci informa sempre Merola, a leggerlo in maniera totalmente differente. La Pivano sarà, infatti, la prima persona a comprendere la profondità dell’opera dello scrittore americano, che non può essere letta ignorando il dato biografico. Infatti non va ignorata, ad esempio, la moglie Zelda, la quale influenzerà in maniera sostanziosa la produzione artistica dello scrittore.

Zelda e F. Scott Fitzgerald

L’opera di Fitzgerald appare così non solo come “lo specchio di una società, ma come il ritratto di un uomo che si muove in una determinata società”.

Con questo studio Antonio Merola ci fornisce un quadro preciso e dettagliato della fortuna (o forse dovremmo dire “sfortuna”) che Fitzgerald ebbe in Italia, ma allo stesso tempo ci fornisce uno studio importante per capire anche come si muoveva la critica e l’editoria italiana negli anni del regime fascista, per nulla favorevole alla pubblicazione e divulgazione di opere d’oltre oceano.

Grazie ad un ricco apparato bibliografico, alle note di approfondimento e alle citazioni testuali, il lettore segue passo dopo passo la storia editoriale in Italia di uno scrittore che forse ha saputo più di tutti evidenziare gli eccessi di una generazione figlia del denaro e del vizio.