Paola Maria Liotta ci parla del suo libro “Al Mutar del Vento”

La storia del Minotauro, che all’apparenza non è un mito di metamorfosi, cela però una congerie di elementi che inducono a riflettere su temi e motivi molto attuali, fra tutti la paura del diverso, il dissidio apparenza-realtà, il superamento della paura e del limite”

Dopo la pausa estiva riprendo l’attività del blog con una intervista bellissima alla brava Paola Maria Liotta. Già vi avevo presentato il suo libro “Al mutar del vento. La vera storia di Arianna, Teseo e il Minotauro“, ma ora a raccontarci il libro nei dettagli e il percorso che c’è alle spalle è l’autrice stessa. Io non voglio aggiungere altro e non avrei nemmeno il diritto di farlo, quindi vi invito a leggere ciò che Paola Maria Liotta mi ha raccontato. Buona lettura!

Prima di parlare del libro, conosciamo meglio l’autrice. Chi è Paola Maria Liotta e cosa fa nella vita?

Sono una docente di ruolo di Lettere e Latino e credo fermamente nella scuola come comunità educante. La scuola oggi è più che mai determinante nel motivare, formare e guidare i giovani, nel coltivarne i talenti e promuoverne la consapevolezza di sé anche in relazione agli altri. Sono stata fin da bambina un’accanita lettrice, e lo sono ancora. Direi che sento mio il verso dantesco “ma per seguir virtute e canoscenza” e lo vivo profondamente. E poi ho molti interessi, passioni, curiosità, che cerco di coltivare e di assecondare nella sfera personale, privata. Non mi fermo alla vita professionale e scolastica, ovvero se leggo, scrivo, ascolto musica, viaggio, seguo spettacoli e rappresentazioni, approfondisco un argomento lo faccio prima di tutto per me, Paola.

Di cosa parla il suo libro?

Trae spunto dal mito del Minotauro per delineare una specie di mappatura di tutti i miti a questo correlati, sviluppandoli in una dimensione prima soggettiva, cioè analizzando ciascuna delle figure del mito del Minotauro, nelle sue componenti e nei miti correlati. Queste figure (Pasifae, Europa, Arianna, Naucrate, Asterio, Dedalo, Icaro, Teseo, Minosse) si esprimono in veri e propri monologhi, in cui ognuno di loro porterà alla luce desideri, aspirazioni e fragilità che attengono all’essere umano di ogni tempo. In un secondo momento queste personagge e questi personaggi possono confrontarsi fra loro e superare la conflittualità latente o meno che li blocca nei rispettivi ruoli, riconoscendo le reciproche istanze e la possibilità di coltivare la differenza come fonte di arricchimento e valore aggiunto di ogni relazione. Nella terza parte, infine, mi soffermo sulle figure di Arianna, Teseo e Asterio, sondando le relazioni dei tre in una prospettiva diversa da quella che il mito ha acclarato. Perciò Asterio, detto Il Minotauro, non sarà il mostruoso essere che si sazierà di sacrifici umani, Teseo non sarà l’opportunista traditore in cerca di fama, o meglio il figlio di Egeo interessato a uccidere il Minotauro per liberare Atene dal pesante tributo in vite umane, e soprattutto Arianna non sarà l’eroina abbandonata che si risveglia da sola a Nasso, ma una creatura forte e tenace, capace di scegliere per amore di Asterio un finale differente rispetto a quello classico e, in un secondo momento, di riscrivere il suo destino, scegliendo prima la compagnia di Dioniso e, poi, di rifarsi del tempo perduto con Teseo.

Perché ha scelto la mitologia e l’episodio del Minotauro?

Mi hanno sempre attirato i miti, le leggende e l’epica in generale. I miti di metamorfosi, poi, sono estremamente poetici e avvincenti, anche grazie ai poeti greci e latini che li hanno resi immortali. La storia del Minotauro, che all’apparenza non è un mito di metamorfosi, cela però una congerie di elementi che inducono a riflettere su temi e motivi molto attuali, fra tutti la paura del diverso, il dissidio apparenza-realtà, il superamento della paura e del limite, si veda quel luogo-simbolo che è il labirinto, al quale Borges darà un significato preciso. Per esempio, Dedalo e Icaro dono prima di tutto un padre e un figlio, e poi rispettivamente l’artista e lo scienziato che non si arresta sulla via della conoscenza e un ragazzino desideroso di solcare le vie del cielo e di realizzare così i suoi sogni. Mi sono resa conto che il mito del Minotauro permetteva una pluralità di spunti che ritengo siano molto particolari, infatti hanno talmente stimolato la mia ispirazione che in modo naturale ha proceduto per questi sentieri già percorsi dai classici, ricreandone altri, di nuovi. E poi amo molto Creta, l’antica Grecia, le lunghe rotte che hanno reso il Mediterraneo un meraviglioso teatro di incontri, di commerci e di progresso, mentre oggi è diventato purtroppo teatro di tragedie senza fine.

Qual è il suo personaggio preferito e perché?

Li amo tutti, perché tutti vivono di una loro tensione ideale ed esprimono i tasselli di una visione multifocale e interdipendente di uno stesso modo di intendere la vita, che era poi la visione ciclica del mondo classico. Direi che alla fine è Arianna la personaggia del mio cuore. Perciò ne faccio un’eroina coraggiosa, altruista, intrepida e desiderosa di amare, e non la giovane che piange sconsolata per il tradimento dell’amato. Vero è che ogni personaggio ha fatto vibrare le corde del mio cuore. Per esempio, Asterio, considerato un mostro, è invece dotato di una sensibilità straordinaria, ama la poesia, soffre quando viene deriso dai suoi coetanei. Teseo, l’adolescente che parte in cerca del padre che non ha mai conosciuto, è armato del suo desiderio di spuntarla e poi diventerà il fondatore di Atene. Che cosa chiede, lui, se non ciò che vuole ogni interprete della mia storia, che sottotitolo appunto “La vera storia di Arianna, Teseo e il Minotauro”? Essere riconosciuto, accettato, amato per come è. Arianna, invece, ama indipendentemente da sé. Come la nonna Europa, è capace di donare e di vivere l’amore nella sua essenza pura, in sintonia con le forze della natura. Infatti sia lei che Europa adorano la Grande Madre (A tale proposito non si dimentichi il ruolo delle donne nella società cretese)

Arianna è considerata pari ad un’eroina, cosa ci insegna il suo agire?

Che la bellezza, intesa come bellezza del sentire, del gusto, delle intenzioni, e il coraggio sono le carte migliori da giocare nell’avventura della vita. La sua tenacia la conduce verso Teseo e sarà alla fine l’arma e la sorgente della sua forza, che la sostanzia. Così potrà recuperare quel rapporto che è stato troncato prima del tempo e che, invece, sfiderà i millenni, regalandoci la speranza che i desideri possano realizzarsi, se ci crediamo. L’amore non finisce benché possano mutare le forme, i tempi, i modi in cui si esprime.

Oggi la mitologia è spesso trasformata da esigenze cinematografiche, come vede queste nuove letture?

Molto stimolanti perché significa che il mito, la prima forma di racconto dell’umanità, si pensi all’area orientale, alle saghe sumere, alla stessa Bibbia, al mondo greco, all’epica omerica, insegnano qualcosa di cui abbiamo bisogno. La fantasia tracima nella verità, regalandone bagliori sublimi di un’arte suprema, e la verità può essere molto più efficace se fa della fantasia il suo canale privilegiato per attingere a quel serbatoio di sogni, paure, archetipi che ci tracciano dai primi albori della storia. Ben vengano sempre nuove interpretazioni, che sono il segno della vitalità del mito e della sua grandezza.

Quali sono i personaggi mitologici o le storie del mito, a parte quella da lei narrata, che secondo lei vivono ancora nella nostra cultura?

Tutte le storie antiche insegnano qualcosa, dicono sempre qualcosa di nuovo e si rimandano l’un l’altra, da aree diverse del pianeta, per via di caratteri comuni. Si pensi alla dea indù Sarasvati, creata da Brahma, che ne è padre e marito, e all’analogia che se ne può allacciare con l’Atena Partenope, la dea della sapienza, nata dalla testa di Zeus. Per un Mosé salvato dalle acque, ci saranno due gemelli affidati alle acque del Tevere, e non solo… I miti della Sicilia e di Grecia, il viaggio di Ulisse, la grandezza di Ettore, Patroclo e Achille, la galleria di tipi umani che squadernano, la Chioma di Berenice che eserciterà poi la sua seduzione su Foscolo e molte altre narrazioni ancora sono fonti di piacere e riconoscimento, in chi ne legge, inestinguibili. Mi colpiscono molto  miti e figure femminili quali Aretusa e Pentesilea, che esemplificano aspetti di ieri che sono tuttora. In tutte le loro varianti e costanti.

Perché il lettore dovrebbe leggere il suo libro?

Per lasciarsi assorbire nei meandri di un mondo che ci appartiene, quelle leggende su cui si fonda la visione del cosmo, degli dèi e della vita da cui una civiltà ha sviluppato un patrimonio di sapienza e di pensiero al quale il nostro mondo deve tutto, in tutti i campi del sapere. Solo per citare qualche motivato riferimento, si pensi all’Ellenismo e ai progressi della scienza, prima ancora alla nascita della filosofia, o al nostro alfabeto, che ci è giunto grazie alle colonie della Magna Grecia, e deriva dall’alfabeto fenicio.

Per finire, quali progetti per il futuro?

Il mio segreto è vitale, ed è quello di averne sempre tanti, di sogni e di voglia di fare meglio. “Nulla dies sine linea”, e su quelle linee si canta la storia eterna di un’umanità che ci appartiene. “Nihil humani me alienum puto”.

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