Libri

E lei l’ultima volta mi disse addio | L’esordio letterario di Sergio Zeuli

L’amore è forse la cosa più complicata della vita. Le relazioni lo sono ancor di più, soprattutto quando complicate sono anche le persone.

Questa considerazione, che può sembrare banale, mi nasce dalla lettura del libro di Sergio Zeuli, E lei l’ultima volta mi disse addio, edito da Artetetra.

Il libro ci parla della storia tra Federico e Lucia, del loro amore tormentato che si sviluppa nella seconda metà degli anni ’80 in una Napoli che, con le sue architetture storiche, è quasi un personaggio silenzioso.

Federico è un ragazzo come tanti, che tuttavia si innamora della persona sbagliata. Lucia, infatti, è una donna caratterialmente e psicologicamente instabile. Il loro rapporto è precario, subisce alti e bassi, secondo le umoralità di lei. A minare l’equilibrio di coppia sono anche gli “amici” di Lucia, la cui presenza nella vita della donna è fin troppo ingombrante e condizionante.

Federico è profondamente innamorato di questa ragazza, capace di grandi slanci d’amore, ma allo stesso tempo il suo modo di agire è totalmente distruttivo, a tal punto che Federico arriva a dire, nell’ennesimo scontro, che Lucia “è molto cattiva e cinica”.

Nonostante i comportamenti “capricciosi”, le liti, le tensioni, Federico prova in tutti i modi a tenere insieme la relazione, a far ragionare Lucia, ma senza grandi risultati.


Questo romanzo si legge in brevissimo tempo, sia per la prosa dell’autore, piacevole e coinvolgete, ma anche per la struttura e l’idea dell’intreccio.
Il romanzo è intervallato da una corrispondenza epistolare tra Federico stesso e il suo amico Bruno.
Bruno è un vero scrittore e a lui si rivolge Federico per un consiglio sul romanzo che aveva scritto trent’anni prima e che ora pensa di pubblicare.

Federico, nei panni dell’autore, così descrive il proprio lavoro:

Ho voluto raccontare la storia di una persona che vive senza rinunciare alle sue emozioni, questo costituisce allo stesso tempo la sua forza e la sua debolezza rendendo il protagonista a volte terribilmente egoista, altre volte incredibilmente generoso.

Inoltre, Federico racconta, sempre nella lettera, le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere questo romanzo:

Il libro nacque (…) dal desiderio cioè di essere protagonista, comunque e sempre, anche nella tristezza e nella noia. Il voler essere al centro della rappresentazione nascondeva, evidentemente, anche la voglia di riscrivere una realtà che non mi è piaciuta. Attraverso il trucco della rappresentazione tentavo di ingannare il lettore, la realtà e me stesso che l’avevo “subita”.

Da questo passaggio emerge forse quello che è l’aspetto più interessante del romanzo, ovvero il continuo gioco di scambio tra realtà e rappresentazione, a cui si lega lo scopo profondo della narrazione: ripercorrere tratti salienti della propria esistenza per scoprire se stessi e capirsi.

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