Intervista: Davide Rocco Colacrai ci racconta Asintoti e altre storie in grammi

Asintoti e altre storie in grammi è l’ultima silloge poetica di Davide Rocco Colacrai. Nell’intervista l’autore parla della sua opera e del rapporto con la poesia.

Oggi ho il piacere di sottoporvi la mia intervista a Davide Rocco Colacrai poeta e autore di numerose sillogi poetiche. Da poco ha pubblicato la sua ultima opera, intitolata Asintoti e altre storie in grammi, pubblicato con Le Mezzelane, una piccola casa editrice con cui ha già pubblicato il pluripremiato e fortunato volume Istantanee Donna (poesie al femminile). Come suggerisce il titolo, Asintoti è una raccolta di frammenti in cui si specchia, o raccoglie, il mondo nelle sue plurime estensioni di vita. Si parla dell’11 settembre, della famiglia (la stessa storia viene raccontata da due punti di vista diversi, quello del padre e quello della madre), dei manicomi, si parla dell’amicizia, dell’assenza e si parla dell’amore. Ma ascoltiamo le parole di Davide Rocco Colacrai che ci racconta la sua opera e il suo rapporto con la poesia.

Innanzitutto, conosciamo meglio l’autore. Chi è Davide Rocco Colacrai e cosa fa nella vita?

Colacrai è sicuramente una persona che si porta dentro la curiosità che hanno i bambini, la capacità di meravigliarsi, di non dare le cose per scontate, di sentire la vita e la sua bellezza attraverso tutte le sue estensioni; allo stesso tempo è un uomo caratterizzato da tante smagliature nell’anima, da grandi dubbi che lo tormentano e pochi – ma importanti – sogni per i quali si strugge. Spesso mi meraviglio di trovare le risposte che cercavo – o meglio, una loro intuizione – nelle persone che incontro nel quotidiano. Infatti mi occupo di risolvere qualsiasi problema che i clienti della azienda per la quale lavoro mi sottopongono – problemi che spesso finiamo per risolvere insieme, il cliente ed io.

Qual è il cuore della sua ultima opera?

Asintoti e altre storie in grammi è una raccolta di storie nelle quali il protagonista è l’uomo-cittadino nelle diverse fasi del percorso che siamo soliti chiamare vita. Vi troviamo il rapporto con la madre e il padre, l’immedesimazione con la natura, vi troviamo l’amore, le notti insonni e il perdono, vi troviamo anche fatti storici come per esempio l’11 settembre e la strage del treno di Natale. Sono storie che apparentemente pesano pochi grammi ma che, se ascoltate attentamente, svelano la loro natura di asintoti.

Frammenti poetici che parlano di vita e accadimenti storici. La poesia come trasforma o legge la realtà e i sentimenti?

La poesia – almeno la mia – racconta spesso e volentieri fatti storici e riporta i sentimenti e le emozioni che vi sono sottesi nel modo più naturale, e veritiero, possibile: nel modo più umano oserei dire. Ogni storia racchiude infatti un preciso sentire ed è fondamentale studiare, approfondire, e appunto sentire – percepire ad occhi chiusi, dentro di sé, l’evento, e poi attraversarlo col cuore, e viverlo senza paura e senza giudizio, per poterlo infine raccontare. L’intero processo è in realtà totalmente intuitivo. Come quello che caratterizza la sensibilità del medium.

Lei ha pubblicato altre opere, che differenza c’è con le precedenti? Esiste un nesso o sono esperienze separate.

A me piace considerare i miei libri come una evoluzione: come una consapevolezza più ampia che ho raggiunto con il vivere di petto (o meglio, di cuore), con le esperienze e le sperimentazioni e i tentativi, con quello che penso e sento, con quello che scrivo e lascio scrivere attraverso di me: pertanto come una nuova maturazione (ma mai come un punto di arrivo). Asintoti e altre storie in grammi rappresenta forse un riassunto perfetto dei miei due libri precedenti con la presenza di una maggiore intimità, di un tocco autobiografico in più.

Perché ha scelto la poesia? Cosa le dà in più.

Mi piace pensare che non si tratta di un amore – di una mera passione – per la scrittura ma piuttosto di una vocazione, di un talento, di un dono di cui porto il seme fin dalla mia creazione: una impronta che fa di me Davide. Sono solito affermare infatti che non ho scelto io la poesia ma la poesia ha scelto me.

Oggi si legge poca poesia, quale consiglio dà alle nuove generazioni che la vedono come qualcosa di noioso?

Ho avuto la fortuna di organizzare alcuni laboratori per i ragazzi delle medie e delle superiori, e devo dire che sono state esperienze, umanamente e intellettualmente parlando, bellissime e inaspettate. Infatti le nuove generazioni sono molto attente e attive, aperte al confronto e al dialogo, ti guardano negli occhi, e anche creatrici di nuovi linguaggi che sono la fonte di una poesia post-moderna. Credo piuttosto che sia sbagliato il modo in cui la poesia viene insegnata e soprattutto questa tradizione – che continuo a reputare malata – per cui la poesia deve stare dietro ad una cattedra e non in mezzo alle persone.

Tra i poeti contemporanei e passati, qual è quello che sente più vicino e perché?

Amo particolarmente William Blake per il suo essere simbolico e visionario e non di facile comprensione – bisogna studiare i suoi versi e soprattutto sentirli.

Infine, qual è il prossimo progetto?

Ho già pronto il mio nuovo libro – il nono –, ma prima vorrei presentare Asintoti come sono solito fare: con uno spettacolo di poesia in teatro. Mi manca molto il palcoscenico e l’incontro – magico – della poesia con la recitazione.

L’Autore

Davide Rocco Colacrai è nato e cresciuto a Zurigo. Dopo essere arrivato in Italia per gli studi liceali (maturità scientifica), si è laureato a pieni voti in Giurisprudenza presso l’Università di Firenze, dove ha conseguito anche una specializzazione post lauream in studi giuridici e il Master di II Livello in Psichiatria forense e Criminologia. Attualmente lavora come impiegato.

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